La Lucania a piedi – dallo Jonio al Tirreno di Nicola D'Imperio

Il commento...

Che cos’è questo desiderio improvviso e irresistibile di attraversare la Lucania da un lembo di mare all’altro? Uno dopo l’altro, il film di Rocco Papaleo e adesso questo libro di Nicola D’Imperio. è il richiamo di una terra silenziosa e schiva a mostrarsi. La Basilicata sembra quasi un giardino segreto dell’Italia, e D’Imperio, che nella vita non fa lo scrittore ma il gastroenterologo, ha scelto di tornarci, spinto dal bisogno di ritrovare le sue origini. Lui, che è un uomo di scienza e di tecnica, con questo viaggio sembra indurre il lettore a chiedersi se la modernità possa vivere senza l’identità e se quest’ultima sia o meno l’antidoto a una globalizzazione che annulla le differenze. Così ha lasciato a Bologna il suo camice da primario e, con le scarpe da trekking e la penna in mano, è tornato per qualche giorno nei luoghi della sua infanzia e ha ripercorso le strade di montagna, le stesse che rapivano i suoi occhi di ragazzino quando si tingevano di bianco. Aveva poco più di 18 anni il giorno in cui è salito sul treno che lo ha portato per sempre al Nord. Da allora è, sì, tornato giù altre volte, ma questo suo viaggio ha un sapore diverso: è il punto di arrivo di un percorso interiore fatto di avvicinamenti e allontanamenti da una terra che lo aveva costretto ad andar via, che sconta isolamenti storici ma che trasuda sacrifici, amore per il lavoro e accoglienza per lo straniero. è la Basilicata dolce e amara che accoglie e respinge. D’Imperio preferisce chiamarla Lucania, un nome che forse evoca meglio i casolari diroccati e i campi di grano, che profuma di sentieri antichi e dei versi di Sinisgalli. L’autore sembra quasi dipingerla con un pennello, la sua terra. Lui che è abile a imprimere sulla tela gli stati d’animo, i ricordi, come quelli che lo travolgono quando arriva al suo paese natio, Alianello, e percorre le viuzze che portano alla bottega del nonno sarto. Questo libro è soprattutto il risveglio, il bellissimo ed emozionante risveglio di una “lucanità assopita” ripercorsa passo per passo, dallo Jonio al Tirreno.

(Tatiana Lisanti)

 

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