“Buccinasco”. Incontro sulla ‘Ndrangheta al Nord a Palazzo Sormani

L'evento...

L'Unione Lettori Italiani di Milano

è lieta di invitarvi al nuovo appuntamento con gli
“Incontri con l’Autore” a Palazzo Sormani

Scottante, quanto terribilmente attuale il tema della serata: la ‘Ndrangheta e la sua tentacolare penetrazione nel tessuto politico e sociale della città di Milano e nel suo hinterland.

L'occasione per parlarne è offerta dalla presentazione del libro “Buccinasco. La ‘Ndrangheta al Nord” (edito da Einaudi), di Nando Dalla Chiesa e Martina Panzarasa.

Dopo l'introduzione della sottoscritta, oltre agli autori, a parlarne vi sarà anche Luca Beltrami Gadola.


Il Libro
Noi, persone comuni, mai avremmo immaginato di convivere ogni giorno, alle porte della nostra Milano, con una delle più potenti associazione criminali, preferendo immaginare che queste esistano al Sud o si esprimano nei denari sporchi reinvestiti in Borsa. Il testo, che sviluppa una tesi di laurea discussa presso la facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano, ci svela una realtà utile per maturare, in ciascuno di noi, una possibile resistenza individuale, perché la forza delle mafie “sta fuori dalla mafia” e “è stata, è ancora, a Milano e nel suo hinterland, nelle vertiginose debolezze di una classe dirigente”.

Ecco allora una mappa precisa e circostanziata delle ramificazioni, a sud ovest di Milano, della ‘Ndrangheta, l’associazione criminale che pretende di avere nel nome una nobile derivazione linguistica greca, dalla contrazione di due termini “andros e agathos”, buono e valoroso. La leggenda sicuramente avvolge di onore le gesta dei suoi paladini del tempo antico. Nulla di tutto ciò oggi, solo la ricerca di facili guadagni, attraverso la sopraffazione del più debole, che osi ostacolare il perverso cammino della colonizzazione di territori, quali nella fattispecie Buccinasco e Corsico, funzionali alla lucrosa attività criminale, ammantata di legalità.

Singolare che solo nel 2010 la ‘Ndrangheta venga denominata con il suo nome, nel codice penale, ma ancora nel nell’art. 416 bis, varato con urgenza nel 1982 (che introduceva il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, a seguito dell’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo) questa struttura criminale viene assemblata nel novero generico di “altre associazioni, comunque localmente denominate”.

Per lungo, troppo tempo, non si ebbe la percezione del dilagare di questa realtà criminosa, per vari motivi: la ‘Ndrangheta, a differenza della Mafia e della Camorra non ha alle spalle una grande città di riferimento come Palermo o Napoli, ma solo piccole comunità sulla costa Ionica della Calabria come Platì o S. Luca. Inoltre, essa agisce ai confini dei grandi centri abitativi, per un fatto di spartizione delle zone di influenza, all’insegna del motto “piccolo è bello”. Almeno fino ai grandi traffici di droga in alleanza a temibili Cartelli colombiani di Medellin.

Preferisco segnalare sin d’ora, come narrano alla fine del testo gli Autori, che l’operazione “Nord Sud” del ’93 diede un duro colpo alla ‘Ndrangheta annidata a Buccinasco e dintorni, decapitando il vertice delle sue più importanti famiglie, e se è ben vero che i traffici illegali ripresero poco dopo grazie a figli e nipoti, è anche vero che un’ondata di arresti nel 2010 a seguito dell’inchiesta giudiziaria denominata “Infinito” pare abbia inferto un duro colpo alla colonia di quell’esercito brulicante” oriundo di Platì.

Ma veniamo alla storia: si sa che nel dopoguerra, alle soglie del Miracolo economico, il Nord conobbe un’ondata migratoria proveniente dalle zone più povere del Paese, dal Veneto e in genere dalle regioni del Sud. Nel fervore della ricostruzione indispensabile era la manodopera, specie nell’edilizia e nelle industrie manifatturiere. Ecco allora il flusso di lavoratori, giovani per lo più, organizzati in gruppi geografici, in quelle zone poco abitate attorno alla cintura di Milano. Buccinasco, con le sue cascine solitarie in una campagna allora sconfinata, era il luogo ideale per il radicamento di nuove comunità, veri”mondi contigui alla madrepatria” come la natia Platì.

Il fenomeno si incrocia con la reintroduzione nel 1956 dell’istituto, in auge durante il fascismo, del confino di polizia, ovvero soggiorno obbligato. Ben 400 persone socialmente pericolose, (v. p.156) vennero trasferite proprio alle porte di Milano, da dove poterono organizzare e ampliare le loro attività. Richiamando dal sud collaboratori, complici, famigli, divenuti in seguito residenti, dunque elettori, infiltrarono con il loro voto il corpo elettorale e lo stesso consiglio comunale.

Il malaffare e la politica in un groviglio inestricabile. Ciò a seguito di decisioni, a detta degli Autori, incongrue e inspiegabili (p.163). Il concetto di confino presuppone, infatti, l’invio in un luogo lontano dai centri abitati e allora perché spedire persone sospette nel cuore pulsante dell’economia italiana, quale è sempre stata Milano? È possibile parlare di leggerezza se non di connivenze?

La colonizzazione del territorio da parte della comunità calabrese, per gemmazione e cooptazione, a sud ovest di Milano, Buccinasco in particolare con i suoi 30.000 abitanti è un paradosso storico, perchè mai prima, con l’eccezione di fenomeni simili in Canada e in Australia, società più arretrate, come quella della costa ionica calabrese, avevano dominato su colonizzati più evoluti.

Furono gli ingenti guadagni negli anni ’70 con i sequestri di persona, negli anni ’80 con il traffico della droga, prima dalla Turchia, poi negli anni ’90 dal sud America, quelli che permisero alla ‘Ndrangheta calabrese di acquistare vasti terreni, avviare attività immobiliari in regime di monopolio, riciclare il denaro sporco con l’acquisto di attività commerciali nella ristorazione e nell’informatica, nelle autorimesse, nei distributori di benzina, nello stesso calcio. Si calcola che oggi tutto il “movimento terra”, nelle zone esaminate dagli Autori, sia nelle sue mani, supremazia acquistata con l’intimidazione ambientale, la violenza, l’omicidio.

Quasi per una formula matematica, si è verificato dunque quanto segue: immigrazione, declino della grande industria milanese anche a seguito dello shock petrolifero del ’73, indebolimento dei presidi sociali quali fabbrica e sindacato, insediamento di altre forme di solidarietà e servizi sociali illegali a opera dei clan, desertificazione delle residue attività legali per sopraffazione e controllo del territorio.

Ciò è stato possibile, spiega il testo, anche a causa del cono d’ombra del terrorismo negli anni ’70, che ha fatto passare in secondo piano il reato di sequestro, e negli anni ’80 “della Milano da bere”, delle connivenze e collusioni tra politica impresa malavita, situazioni sinergiche all’affermarsi di un partito in fase di espansione. E la sola voce della rivista milanese “Società civile” si levò, sin dal 1990, per denunciare tutto ciò, nel silenzio più assordante degli imprenditori.

Un importante vademecum dunque questo libro, per non dire più: ma io non sapevo.

Marilena Poletti Pasero

(recensione libro da  © 2012 Arcipelago Milano)

 


Evento organizzato da Unione Lettori Italiani di Milano e pubblicato anche qui!

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