Nel “labirinto” di Jorge Luis Borges

L'approfondimento...

Nel “labirinto” di Jorge Luis Borges

“Dall'inesauribile labirinto di sogni tornai, come a una casa, alla dura prigione. Benedissi la sua umidità, benedissi il suo giaguaro, benedissi il foro della luce, benedissi il mio vecchio corpo dolente, benedissi la tenebra e la pietra” (J. L. Borges, “La scrittura del dio”)

Il simbolo del labirinto si presenta in luoghi e tempi differenti della cultura umana, suscitando, nei vari campi, innumerevoli interpretazioni. Analizzato da sempre in filosofia, pittura, psicanalisi, architettura e letteratura, il labirinto è, secondo la tradizione, uno strumento adatto alla riflessione, alla meditazione e alla preghiera.
Esso è infatti il simbolo di un lungo e difficile percorso che porta alla conoscenza di sé, alla scoperta del mondo e allo sviluppo di una forza interiore.

Secondo la tradizione classica il primo labirinto della storia fu quello di Dedalo, voluto dal re cretese Minosse per proteggere la popolazione dal mostruoso Minotauro. Un labirinto simbolo di un rito di passaggio.

Questo simbolo ha percorso la storia dell’uomo presentandosi in tutte le culture, ma, nella letteratura contemporanea è uno l’autore che più si è ispirato e ha indagato le oscure strutture dei labirinti: l’argentino Jorge Luis Borges.

“Ossessivamente sogno di un labirinto piccolo, pulito, al cui centro c'è un'anfora che ho quasi toccato con le mani, che ho visto con i miei occhi, ma le strade erano così contorte, così confuse, che una cosa mi apparve chiara: sarei morto prima di arrivarci” (J. L. Borges, “Labyrinthes”)

Lo scrittore, nato prematuro a Buenos Aires il 24 agosto 1899, manifesta sin da piccolo i disturbi di una cecità che nella famiglia Borges si tramanda da 6 generazioni. La sua carriera letteraria inizia già in giovane età; l’autore compone infatti diverse poesie di argomento argentino, grazie alle quali prende forma la sua riflessione intorno al tempo e alla memoria, che continuerà in tutta la sua produzione.
Nel 1914 la famiglia si trasferisce a Ginevra e il precocissimo Jorge Luis frequenta il Collège Calvin, dove si avvicina alla letteratura europea. Pochi anni dopo, nel 1918, la famiglia si trasferisce varie volte, fino a stabilirsi, nel 1919, a Siviglia.
Nel suo soggiorno europeo Borges inizia a produrre testi in prosa, collaborando con il movimento ultraista.

Il 4 marzo 1921 Borges torna a Buenos Aires con la famiglia. Qui La sua attività letteraria si intensifica ed egli da avvio a una serie di importanti collaborazioni con diverse riviste letterarie avanguardiste, come “Sur” , fondata e diretta da Victoria Ocampo , sua musa.

L’attività poetica di Borges è centrale nello sviluppo dei sui temi letterari: nel 1923 egli pubblica la sua prima raccolta poetica Fervore di Buenos Aires, ma sono i racconti e i saggi che hanno fatto di Borges uno scrittore e filosofo riconosciuto a livello internazionale.

“Come Kavafis, anche Borges si esprime in poesia servendosi dei mezzi della prosa, di una prosa che tra l'altro indossa una maschera ulteriore, quella dello stile saggistico” (Nasos Vaghenàs)

La sua vita si è caratterizzata, come per i migliori intellettuali della sua epoca, per un forte interesse politico e sociale, che l’ha visto attivo contro il peronismo e sollecito nei confronti dei desaparecidos.
Direttore della Biblioteca Nazionale Argentina, professore di letteratura inglese presso l’Università di Buenos Aires e Presidente dell’Associazione degli Scrittori argentini, molti colleghi lo criticano per l’appoggio al nuovo governo nato dopo la Revoluciòn Liberadora che ha destituito Peròn.

L’attività letteraria di Borges è ampia, le strutture narrative che costruisce nelle sue opere sovvertono i concetti di tempo e spazio e si trasformano in simboli. Tra i simboli più ricorrenti troviamo il labirinto, gli scacchi, gli specchi e la biblioteca. Ma è nel labirinto che meglio si esplica la sua poetica, attraverso la quale egli denuncia l’intelligibilità del mondo dinnanzi agli occhi dell’umanità.

“Un labirinto è un edificio costruito per confondere gli uomini; la sua architettura, ricca di simmetrie, è subordinata a tale fine”
(J. L. Borges, “L’immortale”)

Nella struttura tortuosa del labirinto, la scintilla razionale dell’uomo si confonde e vacilla tanto da perdere l’orientamento.


Giuliano Giuggioli, “Labirinto con cipressi”

L’uomo, secondo Borges non è in grado di capire l’essenza del mondo, ne coglie solo il carattere allucinatorio ingannato dalla sua stessa razionalità: “Noi abbiamo sognato il mondo. Lo abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, ubiquo nello spazio e fermo nel tempo; ma abbiamo ammesso nella sua architettura tenui ed eterni interstizi di assurdità, per sapere che è finto”.

La cecità dell’autore si insinua nell’impianto metaforico delle sue opere, il cui spirito visionario si manifesta in particolare nei suoi due capolavori: Finzioni (1944) e L’Aleph (1949).

Nelle due opere, raccolte di racconti intricati, egli esprime tutto il suo stile con note ironiche, un lirismo pulito e complessi riferimenti letterari eruditi, che solo un uomo di tale cultura è stato in grado di raccogliere.

“Lessi con incomprensione e fervore queste parole che con meticoloso pennello tracciò un uomo del mio sangue: Lascio ai diversi futuri (non a tutti) il mio giardino dei sentieri che si biforcano”
(J. L. Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano”)

Finzioni si divide in due parti: Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici.

La prima parte è formata da otto racconti: Tlon Uqbar Orbis Tertius, L’accostamento ad Almotasim, Pierre Menard autore del Chisciotte, Le rovine circolari, La lotteria a Babilonia, Esame dell’opera di Herbert Quain, La biblioteca di Babele e Il giardino dei sentieri che si biforcano; mentre la seconda parte ne contiene sei: Funes o della memoria, La forma della spada, Tema del traditore e dell’eroe, La morte e la bussola, Il miracolo segreto e Tre versioni di Giuda.

“L'incandescente mattina di febbraio in cui Beatriz Viterbo morì, dopo un'imperiosa agonia che non si abbassò un solo istante al sentimentalismo né al timore, notai che le armature di ferro di piazza della Costituzione avevano cambiato non so quale avviso di sigarette; il fatto mi dolse, perché compresi che l'incessante e vasto universo già si separava da lei e che quel mutamento era il primo di una serie infinita” (J. L. Borges, “L’Aleph”)

Anche L'Aleph è una raccolta di racconti, nei quali Borges narra di posti immaginati e personaggi realmente esistiti ma reinventati, e narra anche di sé.
Aleph deriva dall’alfabeto ebraico e significa Zero, il numero più piccolo concepibile.

Per Borges l’Aleph è l’inizio di tutto e verso cui tutto torna.

E' quasi impossibile riassumere il contenuto delle opere dello scrittore argentino a causa della loro forma che esula dalla comune concezione di spazio e di tempo.

Borges scrive seguendo il fluire di una memoria labirintica e falsata, eludendo i percorsi temporali della razionalità e dimostrando l’inutilità della bussola razionale umana; nelle sue opere egli inserisce citazioni reali e inventate, teorie scientifiche e filosofiche, personaggi irreali e numerosi neologismi.

“Un fuggiasco non si nasconde in un labirinto. Non innalza un labirinto su un luogo alto della costa, un labirinto cremisi che i marinai avvistano da lontano. Non ha bisogno di erigere un labirinto, perché l'universo già lo è…” (J. L. Borges, Abenjacàn il Bojarì)

Come spesso accade con i filosofi e i grandi autori, dall’opera dello scrittore argentino è stato tratto l’aggettivo “Borgesiano” che definisce una concezione della vita come fiction, come opera contraffatta e spacciata per reale.

Jorge Luis Borges, morto a Ginevra nel 1986, è stato uno dei maggiori scrittori argentini di tutti i tempi; la sua opera ha condizionato e ispirato numerosi scrittori contemporanei, tra cui i nostri Italo Calvino (autore di cui potete leggere l'approfondimento Italo Calvino: un fiume di parole “incantate”, lungo -quasi- un secolo… La vita dietro le opere) e Umberto Eco, e ha stabilito intricati concetti filosofici. Durante la sua vita ha vinto numerosi premi, ma stupisce l’assenza del Nobel alla Letteratura.


Philippe Fassier, “Les cellules de la Bibliothèque”

“L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere…” (J. L. Borges, “La Biblioteca di Babele”)

A chi volesse ulteriormente “immergersi” nell'universo metafisico borgesiano consigliamo una visita al labirinto-giardino a lui dedicato, e aperto in occasione del XXV anno dalla sua morte, sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Come “Un libro che prende forma”, il labirinto ripropone fedelmente la struttura che l’architetto inglese Randoll Coate progettò in onore dello scrittore negli anni ’80.

laMau

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