Il secolo lungo della modernità di Philippe Daverio

Il commento...

“Il secolo lungo della modernità”
di Philippe Daverio


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Dopo il successo de “Il museo immaginato”, (disponibile online su laFeltrinelli.it e IBS) con “Il secolo lungo della modernità” (edito da Rizzoli; disponibile online su laFeltrinelli.it e IBS) Philippe Daverio ripropone l’onirica trovata di un luogo d’esposizione diverso, tra fantasia ed immaginazione, in una anonima città europea.


Delacroix, “La libertà guida il popolo”

Il poliedrico critico d’arte finge infatti di ristrutturare una vecchia stazione ferroviaria dismessa, adibendola a centro espositivo.
Hayez, “Il bacio”, 1859Attraverso una logica disposizione degli spazi e l’originale collocazione di numerosissime opere d’arte ha inizio il racconto dell’età moderna, ossia di quel secolo lungo nato dai tumulti della Rivoluzione francese e conclusosi con lo scoppio della Prima guerra mondiale.

L’affascinante viaggio unisce tra loro più di seicento pezzi tra quadri, disegni, sculture e mobili, ricostruendo un panorama storico-artistico di ampio respiro e ben ordinato, raccolto com’è per vettori storici.

 


Géricault, “La zattera di Medusa”, 1819

Il primo excursus è quello politico, con la descrizione di pitture fondamentali che immortalarono, ad esempio, l’Italia unita o puntuali vicende di cronaca, come i 35 metri quadrati della “La zattera della Medusa” di Théodore Géricault.


Boccioni, “La città che sale”, 1910

Si prosegue poi con il mondo della macchina e del lavoro, così come espresso, tra gli altri, dalla caotica città in fermento di Boccioni; o, al contrario, si rifugge dal nero fumo delle locomotive e dalla dura manodopera contadina per lasciarsi incantare dalle atmosfere rarefatte della Belle époque.
Infine, il lettore è trasportato nei misteri del Simbolismo, nelle magiche visioni di un esotico mai tanto vagheggiato e desiderato, nei criptici messaggi dei sogni: il confine tra realtà e fantasia si fa labile, le proiezioni della mente si moltiplicano e proiettano immagini a volte cupe, a volte fiabesche.

Füssli, “Incubo”, 1781Attraverso la spiegazione e la comparazione tra le opere si ripercorre dunque un secolo ricco di contraddizioni e pulsioni in modo vivace e scanzonato; lo stile graffiante di Daverio contribuisce poi a trasformare la lezione in una piacevole conversazione, con molti riferimenti anche alla società attuale.
Insomma, un libro utile per districarsi nel fitto panorama culturale del Novecento, ma non solo; del resto, come suggeriva Sklovskij, “l’arte si occupa sempre e soltanto della vita. Cosa facciamo nell’arte? Resuscitiamo la vita”.

L’autore
Classe 1949, Philippe Daverio nasce a Mulhouse, in Alsazia.
Dopo aver studiato economia (senza conseguire la laurea) si dedica alle arti figurative; oggi è Professore ordinario alla Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo. è noto al grande pubblico per la conduzione di programmi televisivi sul mondo dell’arte, come Passepartout, Emporio Daverio e Il Capitale.

 

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