Presentazione de “Il nuovo dell’Italia è nel passato” a Firenze

Caterina M Postato da Caterina M in Eventi > incontri letterari > incontro con autori > presentazioni
Questo evento, inserito nell'ambito di Ciclo di Incontri “Leggere per non dimenticare”, si è tenuto il 9 gennaio 2013 presso la Biblioteca delle Oblate, via dell'Oriuolo, 26 (Firenze), alle 17:30.
L'evento...

Presentazione de
“Il nuovo dell’Italia è nel passato”
di Andrea Carandini

“Non adoriamo il passato in quanto passato; il valore delle cose non è, per noi, in funzione della loro antichità: altrimenti lo statalismo romano del IV secolo ci sarebbe più caro della civiltà medievale. Quel che noi amiamo in certe forme del passato, è un'incarnazione più profonda della verità umana e sociale.”
(Gustave Thibon)


(fonte: culturalnews.it)

La valorizzazione dell'enorme patrimonio culturale italiano e le possibili politiche di sviluppo e fruizione ad esso dedicate, saranno al centro del dibattito che si svilupperà in occasione dell'incontro di presentazione del libro “Il nuovo dell’Italia è nel passato”, primo incontro del 2013 del ciclo “Leggere per non dimenticare”, che si svolgerà mercoledì 9 gennaio (alle 17.30) nella consueta sede della Biblioteca delle Oblate di Firenze.

In questo libro-intervista di Andrea Carandini, scritto in collaborazione con Paolo Conti e pubblicato dalla casa editrice Laterza, indaga lo stato attuale dei beni culturali in Italia.

Il nostro patrimonio, seppur immenso e dal valore inestimabile, non ha infatti mai riscosso - sul piano dello sviluppo sociale ed economico - attenzione da nessun recente governo; al contrario, è stato spesso considerato come una sorta di zavorra, da sostenere quando consentito dalla situazione finanziaria, da tagliare ai primi segnali di difficoltà.

In sostanza, come affermato dall’archeologo: “la cultura non fa mai parte della strategia di un governo”.

Le domande poste, provocatorie e cariche di spunti di riflessione, sono dunque le seguenti: come si può progettare un futuro, aiutati certo da una tecnologia sempre più spregiudicata, se non si è affatto consapevoli del proprio passato?
Come si può ignorare la distanza cronologica tra noi ed i nostri avi, da cui ci separano “solo” 83 generazioni?
E' lecito estromettere i nostri monumenti da un programma politico?

Di certo, gli interrogativi sollevati non possono risolversi come semplici beghe tra classicisti: il nostro paese è da sempre considerato come la culla dell’arte, e le opere che affollano musei, chiese e palazzi sono parte di un codice genetico immutabile.

La discussione verte perciò non solo sull’emergenza culturale in atto (vedi ad esempio il precedente “approfondimento” sugli “Stati Generali della Cultura”), ma anche sul rapporto tra arte e politica, con un’analisi della classe dirigente e dei rapporti intercorrenti tra queste due realtà spesso intersecate.

L’invito è quello di re-inserire i beni culturali in un piano ragionato che li consideri come entità imprescindibile allo sviluppo: non possiamo distruggere infatti, attuando manovre sbagliate e pericolose, ciò che l’ingegno di chi ci ha preceduto ha costruito con pazienza e perizia nel corso di millenni.

Nessun indugio pessimista però, nonostante l’oggettiva difficoltà dello status quo: abbiamo concesso al virus dell’acriticità e della scarsa curiosità intellettuale di annidarsi, ma possediamo gli anticorpi per distruggerlo.
Ad esempio, è necessario l’apporto dei giovani ed un nuovo avvicinamento tra scoperte scientifiche e pubblico.

Senza una buona capacità comunicativa infatti, si rischia uno scollamento tra “addetti ai lavori” e persone comuni deleterio: gli uni risulterebbero isolati in una torre d’avorio anacronistica e fine a se stessa, gli altri perderebbero un sapere a cui hanno diritto.

La scelta di proporre un testo del genere all’interno della rassegna curata da Anna Benedetti è dunque quanto mai appropriata: “leggere per non dimenticare” è davvero un imperativo categorico urgente e vitale: non possiamo condannare all’oblio una civiltà passata che ci impone di conservarne i resti e tramandarne le imprese.

Risuonano perciò, ancora una volta, le parole di Bernardo di Chartres:

“Siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.” 

Una sentenza del XII secolo, ma ancor oggi di grande attualità.

 


Evento organizzato da Ciclo di Incontri “Leggere per non dimenticare” e pubblicato anche qui!

Ti piace questo post? Segnalalo ai tuoi amici...
o condividilo sul tuo Social Network...  
  • Share/Bookmark
Ti piace “imieilibri.it”? Faccelo sapere...
Sottoscrivi gli aggiornamenti de “imieilibri.it” su Facebook...

Scrivi la tua opinione su questo post...