“Il labirinto di carta”. Incontro con Anna Maria Hábermann a Palazzo Sormani

L'evento...

L'Unione Lettori Italiani di Milano

è lieta di invitarvi al primo appuntamento del 2013 con gli
“Incontri con l’Autore” a Palazzo Sormani

«In un labirinto di carta ho ritrovato il ricordo di mio padre e mio fratello»


“Labyrinth of Memory” di Chiharu Shiota

Un incontro dedicato alla toccante storia di un “viaggio”, attraverso i labirinti della memoria, fino a “ritrovare” un fratellino, mai conosciuto, scomparso ad Auschwitz.

A raccontarlo sarà Anna Maria Hábermann, autrice del volume Il labirinto di carta (Proedi editore).

L'incontro, che si terrà mercoledì 9 gennaio, sarà introdotto dalla scrittrice Erminia Dell’Oro, intervengono il rabbino Giuseppe Laras e il Console Generale d'Ungheria István Manno.

Durante l'incontro verrà proiettato l'incipit del film-documentario Il paese dei morti (titolo originale Holtak Országa), realizzato da Sándor Lázs e Róbert Kollár.

Così la stessa autrice racconta la sua storia:

“Nel titolo compaiono parole che mi riguardano: infatti sono l’ultima discendente della famiglia Hábermann, unica possibile voce narrante di una storia che, senza le mie ricerche e la mia testimonianza, sarebbe rimasta sepolta nel silenzio che l’ha sempre circondata. Una storia che mi è caduta addosso come un macigno, inattesa e travolgente, dopo la scomparsa dei miei genitori. Era il 1985 quando nel doppiofondo segreto della cassaforte di casa ritrovai alcuni documenti che sollevavano il velo sul passato della mia famiglia. Per me, figlia unica, nata da una coppia cattolica, fu uno shock scoprire quante cose ignorassi su mio padre. Non riuscivo a capacitarmene. Mi pareva impossibile essere stata tenuta all’oscuro di tutto ciò che - più che comprendere - intuivo da certi foglietti scritti in ungherese, lingua che non avevo mai imparato. Brevi missive con lo stemma della Croce Rossa indirizzate a papà, firmate da sua sorella, zia Inci. L’aver scoperto dall’incartamento del Ministero della Razza che mio padre era sulla lista delle persone da espellere dall’Italia per le sue origini ebraiche - fino a quel momento a me ignote - faceva sì che le parole “deportálásból, deportálva” assumessero un significato sinistro.”

“Fu così che si spalancò davanti ai miei occhi il sipario su un dramma di cui non avevo avuto sentore, né fra le mura di casa, né fuori di esse. Ero costernata, incredula. Mi scontravo con una drammatica realtà che non avrei mai immaginato potesse essere così vicina a me... Iniziai a pormi domande a cui nessuno poteva rispondere, tranne zia Inci che viveva oltre la cortina di ferro e che, fino ad allora, avevo incontrato solo due volte. Nel 1986 andai in Ungheria a trovarla. Speravo che potesse illuminarmi su vicende di cui, prima di scoprire le carte, non sapevo nulla: né che mio padre fosse ebreo e che per questo fosse stato perseguitato anche in Italia, né che avesse avuto un’altra moglie prima di sposare mia madre, né che da questo primo matrimonio fosse nato un figlio, Tamás, il fratello che non ho mai conosciuto, anche lui vissuto a Busto per qualche anno... Volevo sapere da lei quale fosse stata la sua sorte e quella dei nonni, ma ero impreparata al suo terribile racconto. La tragica logica delle persecuzioni razziali aveva travolto tutti in Ungheria, tranne la zia, unica sopravvissuta allo sterminio della famiglia. Purtroppo neppure lei seppe dirmi quale fosse stato il destino di Tamás, scomparso dal ghetto di Baja a quattordici anni, senza lasciare alcuna traccia di sé. Non sopportavo il pensiero di tanto dolore, di tante vite distrutte, così vicine a me e così lontane, perse per sempre. Una volta tornata a casa rinunciai a ogni ulteriore ricerca. Ma la mia discesa negli inferi era solo rimandata. Trascorsero altri quindici anni prima che mi decidessi ad affrontare il mistero del silenzio con cui i miei genitori avevano tentato - invano - di proteggermi...”.

L'Autrice
Anna Maria Hábermann
è nata in Italia da padre ungherese e madre italiana. Dopo gli studi classici si è diplomata in pianoforte e ha svolto attività concertistica; laureata in medicina e chirurgia, spacializzata in ortopedia e traumatologia, ha esercitato per molti anni in ospedale.
Attualmente lavora come libera professionista, si dedica alla ricerca con particolare attenzione alle patologie dei musicisti, ha brevettato il primo sedile ergonomico per pianisti, noto in Italia e soprattutto all’estero. Da un decennio si dedica a ricerche storiche sull’Ungheria del XX secolo.

Nel 2001 con “L’ultima lettera per Tibor” (La Giuntina, Firenze) ha vinto il primo premio assoluto al III concorso “Mario Tobino”. Nel 2009 ha pubblicato “Tamas konyve” (Kieselbach, Budapest), libro documentario dedicato al fratello.
(fonte biografica: http://www.biblioteca.solbiateolona.va.it)

 


Evento organizzato da Unione Lettori Italiani di Milano e pubblicato anche qui!

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