“Leggere il futuro”. Un viaggio nei libri tra sacro e profano (prima della fine del Mondo…)

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Questo evento si è tenuto dal 12 dicembre 2012 al 13 febbraio 2013 presso Saletta Espositiva della Nuova Manica Lunga, Fondazione Giorgio Cini, Isola di San Giorgio Maggiore (Venezia), alle .
L'evento...

“Leggere il futuro. Un Viaggio nei libri tra sacro e profano”


(fonte: Fondazione Giorgio Cini)

“Il futuro è sempre davanti a noi, invisibile. Getta la sua ombra ai nostri piedi, inavvertita”
(Piero Scanziani)

Per favorirsi Bolon Yokte K'u - questo infatti il nome della famigerata divinità Maya su cui ruota l’apocalittica profezia del 21 dicembre 2012 - si potrebbe suggerire una visita alla piccola esposizione allestita nella saletta espositiva della Nuova Manica Lunga, nell’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia.

Lo staff del coordinamento biblioteche della Fondazione Giorgio Cini ha difatti realizzato una mostra tutta basata sul concetto di tempo, sfruttando alcuni dei tesori più significativi delle loro antiche raccolte.

Il percorso tematico, organizzato in bacheche, si snoda tra la misurazione scientifica (quali gli strumenti, e con quali modalità si tentava di catturare questa realtà impalpabile?), i pronostici, le profezie e i libri di ventura; a seguire la medicina e le ricette per migliorare le proprie condizioni di vita, l’arte del buon morire e il ritorno all’Assoluto.


(fonte: Fondazione Giorgio Cini)

Partendo dunque dalla necessità intrinseca all’uomo di misurare il tempo, al fine di contestualizzare e distribuire passato, presente e futuro (senza queste coordinate infatti ogni evento galleggerebbe in un magma indistinto di linearità evenemenziale), si scandagliano alcune delle conseguenze di questi studi e calcoli scientifici.

Dal Rinascimento si acquistò la convinzione - o la speranza - di poter scrutare nel futuro attraverso complessi computi matematici, pronosticando quindi esiti di battaglie, risvolti di congiure, abbattimenti di epidemie.

Psicosi collettive dettate dai tumulti d’epoca? A giudicare dall’odierno bombardamento mediatico sulla profezia d’oltreoceano, conviene ironizzare poco sul gusto del visionario.

Ai preziosi libri di ventura e chiromanzia segue il tema della morte, anch’esso annoverabile tra gli “evergreen” capaci di appassionare ogni epoca, con i corrispettivi tentativi di sconfiggerla.


Pieter Bruegel il Vecchio - “Il Trionfo della Morte” (1562)

Ecco allora che la nascita e lo sviluppo di stampa e caratteri mobili diffondono manuali e dissertazioni, dal carattere più o meno scientifico, per stornare il lugubre avvento: la medicina tenta di opporvisi, e al contempo di fornire precetti utili al “ben vivere”.

Se poi si è proprio condannati, non resta che dipartire, ma anche qui attenendosi a regole stringenti: una bella morte, come già cantava Omero, necessita della più conforme aderenza a un rigido schema di regole.

Se poi doveste guardare, ad esempio, la macabra decorazione della chiesa romana di Santa Maria dell’Orazione e Morte non stupitevi del frenetico avvicendarsi di scheletri terrificanti: già con gli ordini religiosi mendicanti si diffuse il messaggio del “memento mori” (non estraneo peraltro nemmeno al mondo romano: ricordate il servo posto accanto al vincitore al momento del trionfo, col compito di sussurrare all’invincibile generale quanto effimera fosse la sua esistenza?) e, per raggiungere anche i non latinisti, si provvide alla divulgazione di immagini di scheletri con falce, pronti a piombare sul morituro di turno.

Nell’ultima sezione, il ritorno all’Assoluto, si indaga invece la differente reazione dell’uomo materiale e di quello spirituale nel momento del trapasso.

Nel primo caso, un po’ alla maniera del Mazzarò protagonista de “La Roba”, strepita e tenta invano di fuggire.

Nel secondo invece, accettando la francescana Sorella Morte, crede che solo tramite questo salto nel buio sia possibile ricongiungersi a Dio.
Uno degli esemplari esposti, il testo dell’Imitazione di Cristo, indica proprio come il buon cristiano debba perseguire una bontà d’animo, tesa alla perfezione, allo scopo di ricongiungersi con l’Assoluto, per godere di un’eterna pace.

Il tempo e la sua limitatezza, dunque, sono da sempre argomenti centrali con cui confrontarsi.

Una mostra come questa, nel ripercorrere le tappe di questo dialogo, non può che ricordarci le lungimiranti parole di Rodin:

“Ciò che si fa con il tempo, il tempo lo rispetta”

Caterina M

© 2012 imieilibri.it

 


Evento organizzato da Fondazione Giorgio Cini e pubblicato anche qui!

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