“Sul finire dell’estate in quell’anno…” Letture da “Addio alle armi” – reportage

Il reportage...

“Sul finire dell’estate in quell’anno…”

Letture da “Addio alle armi” - reportage

Di seguito il reportage del reading su "Addio alle armi", tenutosi all'Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso 10 dicembre nell'ambito della stagione 2012-2013 del ciclo “Vi racconto un romanzo”.

“Parole astratte come gloria, onore, coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai numeri delle strade, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti e alle date”
(Ernest Hemingway, “Addio alle armi”)

La lettura di “Addio alle armi” (A Farewell to Arms), uno tra i più noti romanzi di Ernest Hemingway, ha costituito il terzo tassello del ciclo di incontri “Vi racconto un romanzo”, dedicato al romanzo statunitense nel Novecento.

Lunetta Savino, attrice ben collaudata sia al cinema che in televisione, ha interpretato tre passi scelti del libro, mentre Giorgio Mariani, docente di letteratura americana alla Sapienza di Roma, si è occupato di tracciare alcune direttrici per contestualizzare l’autore, al fine di rendere l’opera più comprensibile al pubblico presente.

A moderare il dibattito è stato chiamato invece Valerio Magrelli: all’esperto di letteratura francese spettava infatti la regia della conversazione.
La scaletta dell’evento è stata ben congeniata: lettura e discussione si intrecciavano in sei sessioni (tre di lettura, tre di “lezione” sull’argomento) consentendo di alternare il piacevole ascolto del brano al focus generale sulla letteratura del personaggio.

Intelligente anche l’avvio, basato sui cenni biografici del romanziere come stimolo per indagare la poetica di Hemingway: assume rilievo allora anche il piccolo centro dove nacque, Oak Park, lontano dai grandi agglomerati urbani, dove entrò in contatto con quella natura indomata e selvaggia tanto presente nei suoi racconti; ancora, la stessa professione del padre, ginecologo, avrà delle ripercussioni sugli scritti del figlio (basti pensare alla drammatica scena di parto presente nel racconto “Indian Camp”).

L’iniziazione alla caccia e alla pesca, altre attività onnipresenti nella sua poetica, si svelano nella loro accezione non solo di attività all’aperto - ulteriore rimando ai luoghi natii dell’autore - ma anche come emblemi di azioni feroci non esenti da una ritualità di base, la stessa che riemergerà nel tema della corrida, molto caro allo scrittore: la crudeltà qui possiede delle regole, regole infrante invece dalla guerra.

Il primo conflitto mondiale infatti, che ci introduce all’interno del romanzo preso in esame, si configura proprio come l’industrializzazione della morte stessa, divenuta ormai di massa.

Un orrore descritto attraverso una prosa asciuttissima, scaturita dall’attività giornalistica dell’autore: assai meno noto del romanziere è difatti l’Hemingway reporter.
La visione della narrazione è quindi essenziale, senza fronzoli, concezione che confluirà poi anche nella teoria secondo cui la scrittura non è che “la punta di un iceberg”: il lavorio dietro alla stesura finale è nascosto, il risultato finale è dato da una serie di scelte molto meditate.
Addio alle armi, ad esempio, è stato riscritto per ben 17 volte.

La trama del romanzo incrocia, sullo sfondo del fronte italiano di Gorizia nel corso della prima guerra mondiale, le vicende di un giovane tenente americano, Henry, a quelle dell’infermiera inglese Catherine.

La prima lettura (come per le altre, si è discutibilmente preferito non ricorrere alla storica traduzione della Pivano) cattura l’ambulanza del protagonista incastrata nel fango, dopo la disfatta di Caporetto e la rottura dei ranghi.

L’immagine di guerra restituita, la trincea, è anti-narrativa per eccellenza: statica e priva, al contrario di quella napoleonica di fine Ottocento, dei grandi episodi particolari su cui convergere.

Il testimone oculare, anche se illustre come Hemingway, sa di aver trascorso un’esperienza così traumatica da non poterla trasmettere se non banalizzandola o tradendola; prima di scrivere Addio alle armi infatti, aveva affrontato la tematica dell’incomunicabilità nel racconto “Soldier’s home” dove un reduce, pur ritornato a casa, rimane inascoltato e bloccato nell’incomunicabilità del proprio trascorso.

Anche la seconda lettura si è concentrata sull’orrore della fucilazione degli ufficiali, a seguito della disfatta, mentre è con la terza che si ha uno spaccato della storia d’amore tra Henry e Catherine, giunta ormai alla consunzione: lei, debole e in ospedale, riflette ancora una volta la maggior consapevolezza sul futuro (tanto da essere definita da alcuni come la reale eroina dell’intero romanzo).
Attraverso questi passi rivive quindi uno tra i più grandi narratori del secolo scorso, dotato di una grande capacità mitopoietica
: tutti gli argomenti da lui trattati si trasformano infatti in leggenda, sia che si tratti di scontri tra uomini o tori, di guerra, di alcool (whisky, vermut e grappa sono tra i vocaboli fondamentali).

Peccato solo che la scelta dei brani letti non sia stata motivata al pubblico, provocando uno scollamento tra intervento del docente e interpretazione della Savino altrimenti evitabile.

Infine, un’ultima curiosità: Addio alle armi uscì nel 1929, anno della grande crisi di Wall Street.

In analoghi tempi di difficoltà economica, chissà che non possa scoprirsi un nuovo libro in grado di segnare un’epoca.

Caterina M

© 2012 imieilibri.it



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