Rumore bianco di Don DeLillo

Il commento...

“Rumore bianco”
di Don DeLillo


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“Chi lo sa che cosa ho voglia di fare? Chi lo sa che cosa ha voglia di fare in genere la gente? Come si fa a esserne sicuri? Non è tutta una questione di chimica cerebrale, di segnali che vanno avanti e indietro, di energia elettrica nella corteccia? Come si fa a sapere se una cosa è esattamente ciò che si vuole fare, oppure soltanto una qualche specie di impulso nervoso nel cervello? Una minuscola attività secondaria ha luogo da qualche parte, in un punto privo di importanza dentro uno degli emisferi cerebrali…”

Post-moderno, così viene classificato lo scrittore e la scrittura di Don Delillo. “Rumore bianco” (edito in Italia da Einaudi; disponibile online su laFeltrinelli e IBS) è, dunque, un romanzo post-moderno.

Da cosa lo si evince? Semplice, dall'assurdità, dall'inclassificabilità, dalla totale irrazionalità delle vicende, dei personaggi, dei dialoghi.

Mi ha coinvolto nella lettura soprattutto questa fervente fantasia dello scrittore napoletano-americano, capace di invenzioni tanto insensate superficialmente quanto taglienti ad uno sguardo più attento, invenzioni che mi hanno sia divertito che fatto riflettere su tanti aspetti degenerati e degenerativi della (non) cultura americana (cultura che, a dire il vero, in altri contesti ha proposto e propone dei “picchi” strepitosi).

Qualche esempio? Un docente detentore della cattedra di "Hitler" ad un'università, una famiglia iper-pluri-allargata, una medicina che serve a far morire ridendo. E tanti, tanti altri minimalismi, quotidiani nonsense ad uso familiare che prendono  in giro e insieme accusano la società americana e le sue manie tecnologiche, la sua disperata ricerca di radici culturali che si ferma, come in un esilarante momento del romanzo, a Elvis Presley.

Un romanzo post-moderno per davvero dunque, che racconta, critica e deride la modernità, e consigliabile dunque non certo a chi si aspetta di leggere un libro con una struttura tradizionale, con i personaggi ben definiti, la storia d'amore romantica, il finale eroico.
Esemplare, in tal senso, un passaggio del libro: “Possano i giorni essere senza meta. Le stagioni scorrano. Non si prosegua l'azione secondo un piano”.

Consigliabile a chi non va cercando sentimenti ed emozioni, ma una testimonianza un po' sopra le righe, una ironica messa in guardia da ciò che stiamo (anche noi europei, purtroppo) diventando.

 

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