“Cinquant’anni dopo, il mito”. Marilyn Monroe fra intrighi e fragilità – reportage

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Questo reportage è relativo all'evento “Marilyn, un intrigo dietro la morte”
Il reportage...

“Cinquant'anni dopo, il mito”

Marilyn Monroe fra intrighi e fragilità

Di seguito, il reportage dell'incontro con Elisabetta Villaggio per la presentazione del libro “Marilyn, un intrigo dietro la morte”, che si è svolto lo scorso 16 novembre, presso la Libreria Arion di Roma

 

Marilyn Monroe, prima ancora di essere Marilyn, era Norma Jeane: a volte lo si dimentica, il mito cancella la donna comune, ne cambia il nome, ne riscrive l'identità.

C'è il sogno americano di una svampita platinata con le gambe scoperte da quella gonna che prende a salire pericolosamente al passaggio di un treno in metropolitana – nella celebre scena di Quando la moglie è in vacanza del 1955 –, e c'è l'infanzia tormentata di una ragazzina cresciuta senza padre, con una madre completamente matta e una nutrita serie di “genitori a intermittenza” (ben dodici le famiglie che la presero in affidamento in cambio di pochi dollari a settimana).

C'è Norma Jeane, dietro Marilyn.

Dietro l'ammiccante sensualità del mito, la fragilità di una donna arrivata a Hollywood con la determinazione di farcela, come se non ci fosse alternativa, come se il successo fosse l'unica via di salvezza – o di fuga –, l'unico modo possibile per scampare a se stessi.

Perché un altro libro, perché questo libro su Marilyn?

Il clima dell'incontro al femminile che ha visto riunite Elisabetta Villaggio, Maria Lepri e Paola Bacchetti al complottismo preferisce lo sguardo dietro le quinte, la messa in luce dell'umanità sofferta eppure così piena di forza di una delle maggiori icone del nostro tempo.

L'impressione è che certi racconti possano essere fatti solo dalle donne. Che attraverso la loro voce suonino meglio, che per scoprire quest'altra Marilyn-Norma Jeane servisse una penna femminile. E allora, partendo dal perché iniziale – perché questo libro –, Maria Lepri ed Elisabetta Villaggio, amiche fin dai tempi della scuola, smuovono ricordi della loro infanzia felice per arrivare a quella tormentata di Marilyn e dare una motivazione al libro: come fa notare Maria Lepri, per la Villaggio raccontare Marilyn significa mostrare l'altra faccia di una donna diversa da come veniva rappresentata, profondamente infelice – “come non si augurerebbe neppure al proprio peggior nemico”  – ma anche piena di voglia di farcela.

Riscattarsi, meglio, diventare un mito fu infatti l'obiettivo che permise alla sconosciuta Norma Jeane di sopravvivere fra set cinematografici e uomini ricchissimi convinti di poterla comprare come un giocattolo.

“Io ce la farò a Hollywood, perché il mio sogno è più forte di quello degli altri”

Uno spirito libero, una donna decisa a lasciare l'angolino in cui l'avevano relegata troppo a lungo e prendesi la scena. Una che non sarebbe mai stata la mogliettina dolce e tranquilla, né l'attricetta da portarsi a letto e poi rimettere al proprio posto. La Marilyn che ci racconta la Villaggio è un sorprendente concentrato di vitalità e determinazione, nonostante l'ombra della malattia del secolo – la depressione – le si allungasse addosso.

Marilyn che aveva firmato un contratto milionario con la Fox e comprato una casa di proprietà, Marilyn che conquistava le copertine dei rotocalchi e diventava più popolare di Liz Taylor, mentre amici e amanti continuavano a circondarla.

E poi Marilyn che viene trovata morta nel suo letto, alle 4:25 del mattino di domenica 5 agosto 1962. Suicidio, dissero.

Ma riflettendo su tabulati telefonici e referti medici spariti, discrepanze sull'orario della morte e testimoni chiavi clamorosamente inascoltati, la Villaggio alla versione ufficiale non crede affatto, anzi, senza mezzi termini dichiara che Marilyn “l'hanno fatta fuori”. Di perché sostiene ce ne siano molti: innanzitutto la sua relazione con i due fratelli Kennedy – John, il presidente degli Stati Uniti, e Bob, il ministro della giustizia –, che stava diventando di dominio pubblico e creava crescenti imbarazzi, se è vero che dopo l'apparizione della diva alla festa in onore del presidente Kennedy al Madison Square Garden – quando cantò Happy Birthday, Mr. President – il direttore dell'FBI Hoover ordinò al centralino della Casa Bianca di non passare più sue telefonate.

Al di là degli intrighi personali, ancora più torbidi sono i segreti politici di cui Marilyn legata anche a personaggi come Frank Sinatra e Arthur Miller, vicini l'uno agli ambienti mafiosi e l'altro al comunismo potrebbe essere venuta a conoscenza. Sarebbe bastato questo a spingere i Kennedy a liberarsi di lei? Probabilmente no, ma poco importa, perché laddove fossero a rischio segreti di Stato i servizi segreti agirebbero autonomamente, senza chiedere permessi neppure al presidente, commenta Maria Lepri.

Se questa storia può apparire lontana e fumosa, poco più che un'illusione o una fantasticheria d'altri tempi, a riportare lo sguardo sull'attualità ci pensa ancora la Lepri, che chiama in causa la vicenda del direttore della CIA Petraeus, recentemente dimessosi dalla sua carica dopo aver confessato una relazione clandestina: cosa accadrebbe, oggi, all'amante di Petraeus, se avesse scoperto un segreto di Stato e minacciasse di renderlo pubblico?

E cosa accadde cinquant'anni fa a Marilyn?

La risposta è sepolta lontano, nelle ombre di “[...] quella notte che ha spento per sempre i sogni di gloria di una bambina nata povera e senza padre. Di una donna che ha combattuto contro l'infelicità. Di una diva che ha saputo conquistare prima Hollywood e poi il mondo intero [...]”.

Al termine dell'incontro Elisabetta Villaggio ci ha rilasciato una breve intervista, in cui parla dei suoi gusti di lettrice e dello spettacolo teatrale che prende il nome dal libro e che andrà in scena al Teatro Albarico di Roma da mercoledì 13 a sabato 15 dicembre, alle ore 21.

Francesca M

© 2012 imieilibri.it

 


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