“La Candide”, ovvero l’ingannevole ottimismo, a Milano

redazione imieilibri.it Postato da redazione imieilibri.it in Eventi > incontri letterari > incontro con autori > presentazioni
Questo evento si è tenuto il 11 dicembre 2012 presso lo Studio Battisti, via della Braida 1 (Milano), alle 17:30.
L'evento...

“La Candide”

ovvero l’ingannevole ottimismo

Una sfida vinta, quella di Lucia Bisi, architetto e storica dell’architettura, che con la sua prima opera narrativa,
La Candide (Canova Edizioni), ha voluto cimentarsi con il Candide di Voltaire.

Alla presentazione del libro, che si terrà martedì 11 dicembre (17.30) presso lo Studio Battisti,  insieme all'autrice interverranno l'attrice Licia Maglietta, che leggerà alcuni brani del testo, e Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano e anima del Teatro No'hma.
Dopo il saluto di Emilio Battisti, architetto e pittore, ad introdurre l'incontro sarà Marilena Poletti Pasero, presidente dell'Unione Lettori Italiani  di Milano.

L'autrice, che sin dall'inizio denuncia il plagio del romanzo dello scrittore e drammaturgo francese - anche gli ironici disegni di Alessandra Zorzi, come raffinato dettaglio a corredo del libro, mimano il testo originale - per supportare la sua scelta cita Montesquieu:  

“Un’opera originale ne fa sempre nascere cinque o seicento altre, queste servendosi della prima all’incirca come i geometri si servono delle formule.”

La frase è a sua volta citata da Sciascia nel suo Candido del 1977:

“Non so se Candide sia servito da formula a cinque o seicento libri. Credo di no, ché ci saremmo annoiati di meno su tanta letteratura. Comunque… di quella formula ho tentato di servirmi. Ma mi pare di non avercela fatta e che questo libro somigli ad altri miei. Quella velocità e leggerezza non è più possibile ritrovarle: neppure da me, che credo di non avere mai annoiato il lettore. Se non il risultato, valga l’intenzione: ho cercato di essere veloce, di essere leggero. Ma greve è il nostro tempo.”

Si innesca un divertissment, che, pure inserito nell'oggi, aleggia lo spirito del '700, per la verve della scrittura e l'apparente legerezza e ironia nell'esporre i vizi e le aspirazioni di cambiamento della nostra società, malata di protagonismo e di valori fatui. Solo il lavoro nel proprio giardino salverà l'uomo dal vano ricercare la felicità.

Sorprendente, intrigante, ricco di invenzioni stilistiche e giochi di parole, La Candide è come il suo maggiore, un racconto filosofico denso di allusioni, che vuole confutare, con una sfolgorante ironia, l’ottimismo ingannevole, di cui Leibnitz fu grande alfiere, e stigmatizzare al contempo i vizi e i vezzi del suo tempo, per una migliore comprensione del mondo.

Nel ’700 gli strali di Voltaire si dirigevano contro l’intolleranza, le disuguaglianze tra gli uomini, il clero corrotto, il colonialismo.Egli osservava il mondo con disincanto, conscio dei mali morali prodotti dagli uomini, più gravi di quelli fisici inflitti dalla natura. In questo ambito, grande sensazione e orrore suscitò allora il terremoto di Lisbona del 1755, a riprova dei limiti insuperabili dell’uomo, che rimane però fiducioso nel possibile miglioramento della società. Non a caso Candide uscì nel 1759, per marcare un distacco dall’ottimismo a tutti i costi, incarnato dal suo personaggio Pangloss, tutto lingua, pedagogo di Cunegonda, docente di Cosmoscemologia, e dalla sua pretesa di vivere nel migliore dei mondi possibili.

Oggi la Bisi scaglia la sua ironia contro l’illusione del ’68, la volgarità dei media e dei loro reality, contro politici barzellettieri, le isole esotiche rifugi affollati di una illusoria vita primitiva, il cattivo gusto della moda finta povera, la vanità acritica degli uomini di successo. Menziona tra i mali morali che affliggono il mondo contemporaneo, la quotidiana vessazione delle donne, non solo in paesi del terzo mondo, il disinteresse per la tragedia dei cadaveri galleggianti di sventurati migranti naufragati nei nostri mari. Rimpiange la Milano dell’acqua con i suoi bei canali di un tempo, interrati, e la ridicola nostalgia dei milanesi per i loro ponti, dopo il misfatto urbano.

Il plot narrativo prende spunto, come il Candide, da una lezione di fisica sperimentale impartita dietro una siepe in un giardino-paradiso, alla fanciulla Candida, di nome e di fatto, da un indomito giovinetto, futuro suo marito, amato e perso, di nome Pfaff, con evidente allusione al nome volterriano, come tutti gli altri nomi del racconto inventati dall’autrice, ad eccezione di quello del filosofo pessimista Martin, che rimane uguale al testo originale.

L’allontanamento che ne consegue da quel paradiso, sarà foriero per la nostra eroina di alti guai, a cominciare dall’impatto, sola soletta, con una grande città, vissuta come ostile. Scoprirà la nostra protagonista (come la vecchia di Voltaire, che in realtà era la figlia di Urbano X, venduta e schiavizzata più volte), che le disgrazie di ciascuno si somigliano a quelle di tutti gli altri esseri mortali. I vari personaggi si narrano le loro disavventure, in un discorso a volte diretto e a volte indiretto libero, e l’autrice, come Voltaire, è uno spettatore esterno, il cronista dei fatti.

Ma mentre il Candide riuscirà a ritrovare la sua Cunegonda, dopo mille peripezie, che lo porteranno anche nel Nuovo mondo, via Parigi, Londra, Venezia, Bisanzio, in una visione cosmopolita cara all’illuminismo, la nostra Candida non riuscirà a riunirsi al suo amato-odiato sposo.

Ma come l’eroina di Voltaire, alla fine raggiungerà la serenità, in qualità di giardiniera, in una sorta di comune agricola lungo un corso d’acqua, insieme ai suoi fidati amici, ormai tutti invecchiati, secondo il noto monito finale, antimetafisico, di Voltaire: “Bisogna coltivare il proprio giardino”.

Perché l’uomo non è fatto per oziare e solo grazie al lavoro può dimenticare i mali propri e quelli del mondo.

Consapevole, al pari del grande filosofo, che l’uomo, come lo sparviero, non può cambiare la propria natura rapace.
(recensione libro di Marilena Poletti Pasero - fonte: © 2012 Arcipelago Milano)

 


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