Residenze invernali di Antonella Anedda

Il commento...

Residenze invernali è la prima raccolta di Antonella Anedda.

"Ora tutto si quieta, tutto raggiunge il buio."

Inizia così questo libro che già dal primo verso si autodefinisce come un angolo scuro, un momento di riflessione lontano dal rumore diurno. Sono poesie che suonano infatti nel silenzio di una notte, di una mente.

Questo è un libro dove rifugiarsi, dove nascondersi e stendersi su "altari di riposo" per riprendersi dall’infame logorio della vita moderna e guardare il resto del mondo come da dietro il vetro di un acquario.

Scritto sul finire degli anni ottanta, questo libro è oramai una pietra miliare della poesia italiana. C’è un occhio puro che osserva gli eventi con commozione, con partecipazione emotiva che si esprime nelle immagini di una natura colta nei suoi aspetti più selvatici, più crudi, più efficaci. Efficace è anche l’uso della prosa che si inserisce quasi a sorpresa (a meraviglia) fra i versi.

Ci sono due isole, Sardegna e Corsica, e tutto il libro è fatto di isole (di pensiero, di immagini, di versi) e c’è la sezione, che intitola il libro, che parla di malati, delle festività vissute in un ospedale, della solitudine dei vivi che "si chiamano come da barche lontane".

In effetti questo libro è quieto come un aquario, come uno spazio circondato dall’acqua e dal silenzio.

Ma ha la stessa bellezza di un’isola, di un’oasi dove sedersi e riflettere sulla nostra vita di vivi, di creature sole in cerca di ciò che Anedda stessa definisce come "alleati".

 

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