“Il sogno è una luce verde…” Letture da “Il grande Gatsby” – reportage

Il reportage...

Il sogno è una luce verde...

Letture da “Il grande Gatsby” - reportage
 

Di seguito il reportage del reading su "Il grande Gatsby", tenutosi all'Auditorium Parco della Musica di Roma lo scorso 5 novembre nell'ambito della stagione 2012-2013 del ciclo “Vi racconto un romanzo”.

“Il sogno è una luce verde dall'altra parte della strada,
o dal lato opposto del tempo.
Un ingannevole bagliore che viene dal passato...”

Sembra di vederlo, Gatsby. Proteso verso questa nebbia iridescente, fra party pieni di gente e un bicchiere sempre da portare alle labbra, con la sua utopia a due passi da lui, così vicina e così inafferrabile.

Teatro Studio, Auditorium Parco della Musica di Roma. Valerio Magrelli, Benedetta Bini e Stefania Sandrelli davanti a una platea nutrita e pagante (l'una e l'altra cosa inusuali quando c'è di mezzo un libro) per entrare nelle pieghe de “Il grande Gatsby” e nella vita luccicante e torbida del suo autore, Francis Scott Fitzgerald.

Il racconto di un romanzo e il racconto di un mito, entrambi americani.

Luci soffuse sui relatori e sul leggio al quale si avvicinerà fra poco Stefania Sandrelli. Tutto pronto per ascoltare le contraddizioni dell'età del jazz condensate in quello che Fitzgerald, fin dal momento in cui cominciò a scriverlo, voleva fosse “un romanzo bello, semplice e intricato”, come ebbe a dire all'editor Maxwell Perkins e come ci fa scoprire Benedetta Bini, che di aneddoti e particolari gustosi sul libro ne tira fuori più d'uno.

Tra riflettori e rotocalchi si consuma la vita di cristallo di Fitzgerald e di sua moglie Zelda (al riguardo suggeriamo la lettura di un precedente post) – la tipica coppia dell'età del jazz, sottolinea la Bini –, lei che entra ed esce da cliniche psichiatriche, lui roso dall'alcolismo, malattia che lo accomuna ad altri grandi del calibro di Hemingway e Faulkner (sarà mica che lo sponsor della serata è un'azienda vinicola?, scherza Magrelli).

Fiammeggiante e tormentata, l'America di Fitzgerald non è quella delle grandi metropoli, non l'America newyorkese che guarda all'Europa, ma l'America della provincia, da cui  viene l'autore e a cui appartiene anche la storia de “Il grande Gatsby”: Magrelli e la Bini lo ricordano in apertura e in chiusura della serata, come a sottolineare che è quella la traccia, quello il quadro di riferimento.
 
Ma chi è Gatsby, l'uomo ricchissimo e carismatico che diventa oggetto dell'osservazione costante del suo vicino di casa Nick (la voce narrante del libro), modesto e puritano tanto quanto Gatsby è strabordante e sopra le righe? Be', mettiamola così, anzi, mettiamola come suggerisce Magrelli: immaginate uno squalo della finanza che spende tutte le sue energie per ritrovare – e riconquistare – la donna che ha baciato cinque anni prima. Un arrampicatore sociale e un affarista spregiudicato che è riuscito a far soldi pur restando “innocente” e ingenuo: Gatsby è questo, il ritratto inchiostro su carta del mito dell'“innocenza americana”, l'idea di un nuovo mondo che nasce per distacco e opposizione rispetto alla vecchia e corrotta Europa.

Un Gatsby che ha qualcosa del fascino dell'illusionista e del prestigiatore (e così si guadagna l'appellativo di “grande”, che in America non è associato ai condottieri, come avviene in Europa, ma a personaggi quali Houdini, ai maghi insomma: i dettagli forniti dalla Bini sono sempre illuminanti...). In lui c'è qualcosa di antico, qualcosa dell'eroe medievale che si batte per la donna amata manco fosse il santo Graal; mentre lei, questa donna tanto rincorsa, Daisy, è... semplicemente “uno dei personaggi più detestabili della letteratura americana”. La Bini la butta lì, senza mezze misure, perché no, questa donnina fragile e affascinata fino alla commozione dalla ricchezza (e dall'infinità di camicie!) di Gatsby a lei proprio non va giù.

“Tirò fuori una pila di camicie e cominciò a lanciarle, una per una, davanti a noi, camicie di lino crudo e di seta pesante e di flanella leggera, che nel cadere persero la piega e coprirono il tavolo di un disordine multicolore. Mentre le ammiravamo lui ne portò altre e il cumulo soffice, abbondante, si elevò più alto – camicie a righe e a riccioli e a quadri color corallo e verde mela e lavanda e arancio chiaro, con monogrammi blu indiano. D’un tratto, con un rumore soffocato, Daisy chinò la tesa tra le camicie e si mise a piangere a dirotto. «Sono camicie così belle» singhiozzò, la voce attutita dalle spesse pieghe. «Mi rattristo perché non avevo mai visto delle… camicie così belle»”

Gatsby torna per lei, la donna della casa da cui proviene la luce verde.
Torna per una che non lo ha aspettato, preferendo sposare un perfetto imbecille.

A chi non avesse letto il libro, Magrelli e la Bini svelano nei dettagli come va a finire questa storia di gangster e d'amore, di suspense e di “formazione” (chissà come se la sarà cavata Baz Luhrmann, nella trasposizione cinematografica che all'inizio del nuovo anno vedrà sul grande schermo Leonardo Di Caprio nel ruolo che fu di Warner Baxter, Alan Ladd e Robert Redford).

Qui, forse, non conviene raccontare tutti i particolari, che il libro certamente comunica con più efficacia di qualsiasi cronaca.

Meglio chiudere lasciando un'impressione, un'atmosfera, come fa questo frammento della lettura finale di Stefania Sandrelli (applauditissima – a ragione – dal pubblico in sala):

“E così continuiamo a remare, barche alla corrente,
sospinti senza posa verso il passato”

Francesca M

© 2012 imieilibri.it


Per altri consigli di lettura su “Il grande Gatsby” rimandiamo a un precedente commento



Herbie Hancock - “'Round Midnight”

 

 


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