Il tamburo di latta di Günter Grass

Il commento...

Mi è sembrato un romanzo bello e spietato, parodassale e grottesco, divertente e ironico. Difficile.
L'ho letto tutto d'un fiato, senza essere in grado di alzarmi dal letto prima di averlo finito (beh non proprio!). Leggendo il racconto si avverte in sottofondo il rollio a volte picaresco, a volte melanconico, talvolta dolce di un tamburo ormai consumato. E’ la voce tagliente di Oskar che si arrabbia e si calma, sussurra e grida all'orecchio del lettore, sulle note del suo tamburo di latta.
E' Oskar di fronte a me a raccontarmi la sua vita, la storia della sua famiglia, a descrivermi la società che lo circonda, Danzica e la germania negli anni tra il nazismo e la crescita economica. L'autobiografia di una vita, l'allegoria di una nazione. La vita di un bambino, oramai uomo, che all'eta di 3 anni ha rifiutato il mondo adulto decidendo di non crescere più fino alla fine della guerra. Solo il suo sguardo dal basso filtra gli avvenimenti, estraneo alle ipocriti convenzioni del mondo borghese in cui vive; intollerante verso l'inettitudine e la codardia dei suoi due padri (quello anagrafico e l'amante della madre), sensibile nel ricordo della madre.
Un quadro attento e realistico da un punto di vista, secondo me, insolito del mondo che si sta sfasciando di fronte agli occhi limpidi e distaccati del tamburino Oskar, tanto da dire:
"… mentre la Storia, in un succedersi di altisonanti comunicati straordinari, avanzava irresistibilmente come un veicolo dagli ingranaggi ben lubrificati, calpestando guadando sorvolando tutte le strade, i corsi d'acqua e gli spazi aerei d'europa, i miei affari - che si limitano soltanto a battere, fino a ridurli in rottami, tamburi laccati infantili - arrancavano, si trascinavano a stento, non progredivano affatto. Mentre gli altri facevano un grande spreco di costosi metalli, io mi trovavo di nuovo a corto di latta. …".
Alla fine del racconto, Oskar è ormai cresciuto e si chiede, insieme a me, se vale la pena di essere "normali" quando normalità significa un piatto rispetto delle convenzioni.

E' un romanzo geniale che ci induce a riflettere e forse anche a giudicare la società in cui viviamo, dichiaratamente volta ad una mera considerazione dei soli risultati economici.

 

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