Racconti Fantastici di Guy de Maupassant

Il commento...

“Racconti Fantastici”
di Guy de Maupassant

«Ho paura della paura; paura degli spasmi del mio spirito che si smarrisce, paura di questa orribile sensazione del terrore incomprensibile. (…)»

Di fronte al proliferare della letteratura di genere soprannaturale e dell'orrore, che spesso si rivela deludente a causa di un diffuso cattivo gusto che mira più alla efferatezza delle descrizioni che alla costruzione di trame coerenti, è stato, per me, un piacere riscoprire questa antologia dei racconti misteriosi, macabri e fantastici del grande scrittore francese, giunta oramai ad un consistente numero di ristampe.

La variegata rassegna degli argomenti che Maupassant scelse di esplorare nei suoi racconti spazia dalla seduzione esotica velata di senso tragico (come in “Chali”), al grottesco (con “Le tombali”), all'orrore soprannaturale che non disdegna ipotesi parascientifiche (come nel classico “Le Horla”).

Ma, pur nella molteplicità dei temi su cui si imperniano le narrazioni, si può apprezzare la grande abilità narrativa di un autore capace di introdurre il soggetto fantastico attraverso descrizioni di grande realismo o efficaci tratteggi psicologici dei personaggi, in modo da poter sempre far risaltare, con calibrato effetto di meraviglia, di inquietudine e, qualche volta, di assoluto orrore, il momento in cui la razionalità delle vicende cede il passo agli elementi soprannaturali o misteriosi.

«Da quando ho sentito la solitudine del mio essere, mi sembra di sprofondare ogni giorno di più in un oscuro sotterraneo del quale non trovo i margini, del quale non conosco la fine, e che forse non ha limite! Ci vado senza alcuna compagnia, senza nessuno ntorno a me, senza un vivente che percorra questa stessa via tenebrosa: questo sotterraneo è la vita.» (da “Solitudine”)

Inoltre, questa selezione di apprezzabilissime “gemme” letterarie, dimostra pienamente come la dimensione narrativa del racconto, in forza della sua brevità ed immediatezza, si presta efficacemente a questo genere letterario. Gli schemi narrativi utilizzati da Maupassant consentono, difatti, di sviluppare rapidamente le vicende descritte come in una sorta di crescendo musicale (al proposito, è molto gustosa la definizione di musica che l'autore dà nel racconto “Lettera di un pazzo”: «la più poetica e la più precisa delle arti, vaga come un sogno ed esatta come l'algebra.»); onde dare il giusto risalto alle tematiche di volta in volta affrontate, senza disperderne il potenziale evocativo, ma costruendo, altresì, la giusta dose di inquietudine e suspance che ci introduce ai sorprendenti sviluppi finali o agli inaspettati colpi di scena.

Lasciando, dunque, raramente il lettore deluso o tediato da descrizioni prolisse o altri elementi superflui alla trama.

«Il passato mi attira, il presente mi atterrisce perché l'avvenire è la morte.» (da “La chioma”)

Ho potuto largamente gustare la capacità immaginativa con la quale si dispiega il repertorio di suggestivi spunti e di vere e proprie invenzioni fantastiche (dalle presenze invisibili agli inaspettati effetti psichici del mesmerismo, dalle macabre apparizioni spettrali alle raggelanti entità aliene) che ancor oggi sono in grado di stupire per la loro carica di inquietante meraviglia.

«Ho paura dei muri, dei mobili, degli oggetti familiari che si animano, per me, d'una vita animale. Ho paura soprattutto dell'orribile turbamento della mia mente, della ragione che mi sfugge, confusa, dispersa da una misteriosa e invisibile angoscia.» (da “Lui?”)

Ma ciò che più impressiona è, indubbiamente, il fatto che Maupassant sia stato in grado di concepire il più raccapricciante racconto dell'orrore mai scritto, pur senza ricorrere ad alcun elemento soprannaturale, fantastico o immaginifico, ma solo descrivendo con impietosa chiarezza uno dei più sconvolgenti abomini frutto della miseria umana: il laido commercio di bambini deformi messo in atto ne “La madre dei mostri” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS).

 

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