Pordenonelegge 2010 – 19 settembre 2010

Elisa M Postato da Elisa M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Pordenonelegge
Il reportage...

gli scrittori Suzana Tratnik, Andrej Blatnik e Veronika SimonitiNell’ultima mattina di pordenonelegge 2010, la Festa del Libro con gli autori, particolarmente interessante è stato l’incontro con l’Associazione Scrittori Sloveni, che per la seconda volta vengono invitati a Pordenone per far conoscere la letteratura di ultima generazione del loro paese. Introdotti dal poeta Franco Buffoni, già in passato sostenitore della poesia slovena, e presentati da Veronika Brecelj, gli scrittori Suzana Tratnik, Andrej Blatnik e Veronika Simoniti (nella foto a sinistra) hanno regalato al pubblico un bellissimo reading in lingua originale della loro opera letteraria, ma soprattutto hanno coinvolto i presenti nel racconto della dimensione culturale e letteraria slovena.

Dopo il contrastato background storico del Novecento che ha coinvolto le zone di confine del Friuli Venezia Giulia, con un culmine di violenza avvenuto nel periodo della dittatura jugoslava, diviene necessario raccogliere l’eredità culturale di persone che, al pari degli italiani di Trieste e dintorni, hanno perduto il senso dell’identità e dell’appartenenza, e sono spesso ricorsi alla letteratura come strumento di dissidenza politica.

Nelle riflessioni proposte dai tre autori, il confine diviene allora un limite da oltrepassare come conquista intellettuale e culturale, e il crollo delle frontiere è il simbolo di una linea di confine che non deve separare, ma unire. Purtroppo, nel processo di transizione iniziato dopo la caduta del Muro di Berlino e non ancora del tutto completato, parte dell’avanguardia letteraria dell’ex Jugoslavia è andato perduto. Anche per questo motivo, la scrittura slovena contemporanea, che ci auguriamo di vedere diffondersi nella versione italiana, diviene elaborazione della memoria storica, raccogliendo l’eredità dei grandi autori del passato.

lo scrittore francese Yannick HaenelYannick Haenel (nella foto a destra) è uno scrittore francese, noto ai lettori per il romanzo storico "Il testimone inascoltato", e, intervistato da Vincent Raynaud, ha raccontato al pubblico di Pordenone la drammatica storia di Jan Karski, ricostruita anche attraverso la sua stessa testimonianza, che compare in parte nel celebre film Shoah di Claude Lanzmann. Consapevole fin dall’inizio dell’orribile progetto messo in atto dalla Germania nazista, Jan Karski, che ha combattutto nella resistenza polacca, nel 1943 raccoglie la richiesta di aiuto del ghetto di Varsavia e si reca a Washington e a Londra per avvertirne gli alleati e cercare di sottrarre alla morte l’ebraismo europeo. Ma nessuno è disposto ad aiutare gli ebrei condannati a morte, anzi, addirittura nessuno è disposto ad ascoltare le sue parole: quello che gli alleati gli offrono in risposta è soltanto un muro di indifferenza. Dal 1945, egli per decenni non parlerà più di questo evento, fino al momento in cui, 30 anni dopo, Lanzmann gli chiede di raccontare la sua storia per inserirla nel suo lunghissimo documentario e Jan Karski, convinto anche dalla moglie ebrea, accetta. Yannick Haenel riprende la storia di Jan Karski attenendosi ai documenti storici, ma termina in un impressionante monologo, immaginario ma probabilmente reale, come se dal 1945, lungo i 30 anni di silenzio, Jan Karski avesse trascorsa ogni notte a ripetersi il suo messaggio di testimone inascoltato.

L’undicesima edizione di Pordenonelegge si è chiusa domenica 19 settembre con una grandissima partecipazione, nonostante la pioggia.

Elisa M

(20 settembre 2010)

© 2010 imieilibri.it

Vai al reportage del 17 settembre 2010

Vai al reportage del 18 settembre 2010 (1a parte - 2a parte)

 


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  • domenicoasaro dice,

    Brava Elisa. Hai saputo offrire un’idea chiara della kermesse mettendo opportunamente in evidenza l’esistenza di contiguità,che non è solo culturale,ma soprattutto umana, in quest’area dell’est europeo. E’ un’area che ha vissuto e vive sconvolgimenti terribili ed ancora oggi è frastagliata,dilaniata,caratterizzata da forti contraddizioni ed il termine balcanizzazione ne è una sintesi non solo linguistica. Il tuo reportage è una bella finestra su un’area culturale poco conosciuta ma interessante per le ragioni che tu spieghi nell’articolo. Spero di leggere altre riflessioni su questa tua importante esperienza.

  • Elisa M

    Elisa M dice,

    Ciao, e grazie per avermi letta. Purtroppo è vero, si tratta di un’area di confine, soggetta a contrasti forse inevitabili, sia dal lato italiano, che ex italiano ed ex jugoslavo. Ma, forse anche a causa di questi continui stravolgimenti, ha generato una letteratura policroma e ricchissima. E, come è stato detto durante l’incontro di Pordenone, non è possibile rimediare ai danni del passato, ma è sempre possibile costruire un futuro migliore. Indubbiamente, avremo modo di riprendere e approfondire il tema della letteratura slovena. Grazie ancora.


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