Chuck Palahniuk: la penna più tagliente degli USA (!?)

L'approfondimento...

Chuck Palahniuk: la penna più tagliente degli USA (!?)

“Ci sono storie che quando le racconti si consumano. Altre storie invece, consumano te” (da Cavie”)

Storie che consumano il lettore sono proprio quelle scritte da Chuck Palahniuk, scrittore statunitense che non ha vie di mezzo nelle sue scelte letterarie, così come non hanno via di mezzo i suoi lettori: o lo odiano o lo amano.

Nato a Pasco (Washington) nel 1962, Palahniuk vive fino a 14 anni con la famiglia in una casa mobile e, dopo la separazione dei genitori, si trasferisce per lunghi periodi dai nonni materni. Sui nonni paterni di origine ucraina, mai conosciuti, lo scrittore ha rilasciato delle dichiarazioni durante un’intervista al giornale “The Independent”: una volta giunti a New York per cercar fortuna, dopo un acceso litigio, il nonno avrebbe sparato e ucciso la moglie per poi suicidarsi con la stessa arma, mentre il padre di Cuck osservava la scena da sotto il letto.

Un retroscena agghiacciante, ma perfetto per uno scrittore crudo come Palahniuk.

Si laurea in giornalismo presso l’Università dell’Oregon nel 1986, poi si sposta a Portland e lavora per qualche periodo come reporter di emittenti e quotidiani locali. Ma questo ambiente lo stanca presto e decide di diventare meccanico, passando a riparare camion e auto e a redigere brevi manuali tecnici.

Nel 1988 opera come volontario presso i ripari per senzatetto, presta ausilio nelle case di riposo e accompagna i malati terminali agli incontri di mutuo aiuto. La sua esperienza come volontario termina quando un paziente a cui si era molto affezionato muore. Le persone incontrate in questo periodo e le storie di vita di cui diventa partecipe saranno perfetti spunti per i suoi futuri racconti.

“Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare. Dalla quiete impariamo così poco” (da “Diary”)

Palahniuk inizia a scrivere racconti e romanzi poco più che trent’enne, dopo aver frequentato il laboratorio di scrittura “Dangerous Writing”, tenuto dall’accattivante scrittore Tom Spanbauer.

Il primo racconto in cui dimostra le sue doti è “Negative Reinforcement”, che viene pubblicato nel 1990 sul mensile letterario “Modern Short Stories”, seguito qualche mese più tardi da “The Love Theme of Sybil and William”.

Nel periodo a Portland, Palahniuk diventa membro del gruppo “Cacophony Society”, una società anarchica di spiriti liberi da cui lo scrittore prenderà spunto per il “Progetto Caos” del suo romanzo “Fight Club”.

Proprio “Fight Club”, pubblicato nel 1996, è il primo romanzo scritto da Palahniuk, un successo nato dall’insuccesso di un progetto molto ambizioso: eguagliare Stephen King scrivendo “If you lived here, you'd be home already”, un romanzo che prevedeva oltre 700 pagine.

Protagonista del romanzo è il giovane Tyler Durden, che desidera fuggire da una vita costellata di fallimenti e dalla cultura vacua del consumismo occidentale. Tyler si sfoga grazie agli incontri di boxe clandestini e si convince di poter riscattare il proprio vuoto vivendo senza regole o limiti. “Fight Club” è diventato un romanzo di richiamo solo nel 1999, dopo l’omonima trasposizione cinematografica diretta da David Fincher, con Edward Norton e Brad Pitt.

“La prima regola del fight club è che non si parla del fight club. La seconda regola del fight club è che non si parla del fight club. Questa è la terza regola del fight club, quando qualcuno dice basta o non reagisce più, anche se sta solo facendo finta, il combattimento è finito” (da “Fight Club”)

Nel 1999 che viene pubblicato “Invisible Monsters” (dopo il rifiuto di vari editori per la pubblicazione della prima versione intitolata “Manifesto”, a causa della durezza dei contenuti e della forma espositiva), ed è proprio in questo romanzo che Palahniuk rivela di avere la penna affilata come un bisturi, uno stile nudo e crudo che indaga le menti e i corpi dei propri personaggi, scavando nell’oscuro dell’animo umano. Caratterizzato da salti temporali, colpi di scena inaspettati, quasi assurdi e una frammentazione narrativa straniante, che sono propri del suo stile, “Invisible Monsters” (leggi il commento al libro) tratta argomenti indigesti e pruriginosi, come la mutilazione e la vendetta, ma svela in maniera lucida pensieri più che umani.

“Non cercare sempre di aggiustare le cose. Quello da cui scappi non fa che rimanere con te più a lungo. Quando combatti qualcosa, non fai che renderla più forte. Non fare quello che vuoi. Fai quello che non vuoi. Fai quello che sei allenata a non volere. Il contrario della ricerca della felicità. Fai le cose che ti spaventano di più” (da “Invisible Monsters”)

Nello stesso anno esce “Survivor”, un racconto delirante in cui, Tender Branson l’unico sopravvissuto al suicidio di massa di una setta, racconta la sua vita alla scatola nera dopo il disastro aereo.

“La gente non vuole rimettere in sesto la propria vita. Nessuno vuole che i suoi problemi vengano risolti. I suoi drammi. Le sue distrazioni. Le sue storie risolte. I suoi casini ripuliti. Perché, che cosa mai le rimarrebbe? solamente il grande spaventoso inconoscibile” (da “Survivor”)

Dopo tre pubblicazioni e un film, Palahniuk acquista la notorietà che merita; ma è solo con l’uscita di “Soffocare” che lo scrittore statunitense inizia ad essere considerato uno dei migliori della sua generazione. Victor Mancini, il protagonista di questo romanzo pubblicato nel 2001, ha trovato un fantasioso espediente per sopravvivere: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso; immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, trasformandosi in un padre adottivo del protagonista e in occasione dell'anniversario dell'incidente gli invia dei soldi.

“Fingendoti debole acquisisci potere. E al tempo stesso fai sentire le persone più forti. Lasciandoti salvare, tu salvi loro”
(da “Soffocare”)

Palahniuk mischia la sua formidabile fantasia a quello che vede e sente. E proprio a un avvenimento reale s’ispira il mortifero “Ninna nanna”: nel 2001 Fred, il padre dello scrittore, viene ucciso insieme alla sua nuova compagna Donna Fontaine, dall’ex fidanzato di quest'ultima, Dale Shackleford, che viene condannato alla pena capitale.

In “Ninna nanna” (leggi il commento al libro), in cui è una filastrocca per bambini ad uccidere, Palahniuk rivela la sua attenzione maniacale per i dettagli che lo rende fotografo della deriva umana.

“Il problema delle storie è che le racconti a giochi fatti.? Anche le telecronache di baseball, gli home-run e i fuoricampo, persino quelli sono in ritardo di qualche minuto. Persino i programmi tv in diretta arrivano un paio di secondi dopo.?Persino il suono e la luce non superano una certa velocità.?Un altro problema è chi la storia la racconta. Il chi, il cosa, il dove, il quando e il perché del giornalismo. La forma che il messaggero dà ai fatti. Quello che i giornalisti chiamano il guardiano. Il fatto che il modo in cui si presenta una storia è tutto.?La storia dietro la storia” (da “Ninna nanna”)

Con “Ninna nanna” si apre la trilogia dell’orrore, che comprende “Diary”, storia di un’artista fallita, e “Cavie”, una raccolta di ventitré storie narrate dalla voce dei protagonisti, assurdi e allucinati, in cui la tensione cresce sempre di più.

In “Cavie” Palahniuk dimostra la sua capacità di adattarsi a diversi contesti umani, passando dal grottesco all’avventura e dal comico al disgustoso (e a proposito di disgustoso, alcuni di questi racconti necessiterebbero di un’avvertenza: «Leggere lontano dai pasti!»).

“Non esiste nulla di sbagliato. Nelle nostre menti. Nella nostra personale realtà. È impossibile decidere di fare la cosa sbagliata. È impossibile dire qualcosa di sbagliato. Nella propria mente si ha sempre ragione. Ogni azione che si compie ? ciò che si fa o si dice, come si sceglie di apparire ? nel momento in cui si agisce è automaticamente giusta” (da “Cavie”)

Nel 2007 pubblica “Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey”, un puzzle biografico che raccoglie le voci di tutti coloro che conoscono lo psicopatico protagonista.

“Non tutti siamo ossessionati dal baseball o dalla pesca, però tutti siamo ossessionati da noi stessi. Siamo il nostro hobby preferito. Esperti di noi stessi” (da “Rabbia”)

Quando non scrive romanzi o non è in tour promozionale, Palahniuk, osservatore e intervistatore impietoso, lavora come giornalista freelance. Alcuni dei suoi articoli sono stati raccolti nel libro “La scimmia pensa, la scimmia fa - Quando la realtà supera la fantasia”, pubblicato nel 2008, in cui svela qualche ironica nota autobiografica e le sue fonti d’ispirazione, utili a capire le sue opere.

“Casomai non ve ne foste già accorti, tutti i miei libri parlano di una persona sola che cerca qualche modo per entrare in contatto con gli altri” (da “La scimmia pensa, la scimmia fa”)

Di sé parla raramente, ma quando lo fa è per rivelare qualcosa d’importante: nel 2008 in un’intervista dichiara apertamente di essere omosessuale e di vivere con il proprio compagno in Canada, vicino a Vancuver.

Dal 2008 ha pubblicato “Gang Bang”, “Pigmeo”, “Senza veli”, biografia romanzata della scrittrice e commediografa Lillian Hellman e “Dannazione”.

“Con il diamante, intaglio i solchi di tristezza che le attraversano la fronte. Aggiorno la storia della vita della signorina Kathie. La mappa di lei. Lo specchio già scalfito da anni di preoccupazioni e dolori e cicatrici che documenta il volto segreto” (da “Senza veli”)

Lo stile di Palahniuk è scientifico e misurato, alle frasi toglie tutto il superfluo preferendo i verbi a quelle parti del discorso che rallentano la lettura. Nella narrazione non mancano le interruzioni e le ripetizioni ad effetto che si richiamano lungo tutto un libro. Inoltre predilige sempre argomenti provocatori e un po’ scabrosi.

Di certo non è adatto a persone troppo impressionabili, a chi non regge le provocazioni o a chi soffre di vertigini; ma negli USA i suoi libri sono best-seller.

Palahniuk è semplicemente un attento figlio del suo tempo: scandagliando e narrando la parte peggiore del mondo, ne mostra la fragile umanità.

“Perché se c'è qualcuno che può ancora sorprendermi, quello sei tu” (da “Survivor”)

laMau

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Questo l'elenco delle opere dell'autore, pubblicate in Italia:

- Fight club (Mondadori, 2003; disponibile online su laFeltrinelli/IBS/inMondadori)

- Survivor (Mondadori, 1999)

- Invisible monsters (Mondadori, 2000; leggi il commento al libro)

- Soffocare (Mondadori, 2002)

- Ninna nanna (Mondadori, 2003; leggi il commento al libro)

- Diary (Mondadori, 2004)

- Cavie (Mondadori, 2005)

- Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey (Mondadori, 2007)

- Gang Bang (Mondadori, 2008)

- Pigmeo (Mondadori, 2009)

- Senza veli (Mondadori, 2010)

- Dannazione (Mondadori, 2011)

- La scimmia pensa, la scimmia fa. Quando la realtà supera la fantasia (Mondadori, 2006)

- Portland Souvenir. Gente, luoghi e stranezze del Pacific Northwest (Mondadori, 2004)



R.E.M. - “Supernatural Superserious”

 

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