La Magnifica Orda di Alessandro Bertante

Il commento...

“La Magnifica Orda”
di Alessandro Bertante


In copertina: “Le guerrier” di Jean Carriés
(Musee des beaux-arts de Lyon.
Photo: Alain  Basset)

Non avrei mai letto questo libro se non me l’avesse regalato un amico. La prima di copertina non è del genere che attira la mia attenzione. Troppo austera, dai colori scuri e il volto raffigurato ha un’espressione vuota, che mi mette a disagio. Non ne avrei mai letto neppure la quarta di copertina. 

Ma, mi è stato regalato. “Sono una cinquantina di pagine, si puo’ fare, mi sono detta”, più per ringraziare del bel gesto chi me l’aveva regalato che non tanto per voglia di leggerlo. Complice un’ora trascorsa sul divano, in attesa dell'ora di cena.

Scopro invece, che “La Magnifica Orda” di Alessandro Bertante è uno di quei  libri che ti conquistano parola dopo parola.

Bertante è stato capace di intrigarmi frase dopo frase, in un crescendo di emozioni e descrizioni. Dalla prima lettura, perché l’ho letto due volte, ho colto le immagini evocate dalle parole di Alessandro Bertante. La consecuzione delle frasi, non scontate, portano a sentire il racconto, a viverlo, a sentirne gli odori, i sapori, il senso di vuoto e ineluttabilità dell’avanzamento di quella che Bertante chiama la Magnifica Orda. La seconda lettura mi ha regato, immagino, il senso di questo libro: la critica all’impoverimento di valori della società odierna.

La magnifica Orda è strutturato in tre racconti, nel quale il protagonista, Alessio Slaviero,  passa da un’età adolescenziale a quella adulta.  Il secondo e l’ultimo racconto narrano di vita terrena, di passaggi di vita che tutti noi abbiamo dovuto, presto o tardi affrontare. I pretesti narrativi sono un colloquio di lavoro e un giorno saltato a scuola, la vecchia bigiata. 

Una curiosità. Nell’ultimo capitolo, Alessio Slaverio incontra CT,  personaggio realmente esistito (potete trovarne tracce qui!) di cui i cinquantenni di oggi, milanesi, ne conserveranno il ricordo. CT era un vagabondo che errava per il Castello Sforzesco e al parco Sempione, con al suo seguito tre cani che chiamava La Bella, L'Umanità e L'Amore ed era solito protestare contro l’inquinamento magnetico. Il suo slogan più conosciuto era “Popolo bue, ti uccidono con l'onda!”.

Il primo racconto è invece  un racconto medioevale, in un tempo immaginario, in cui l’autore descrive  l’avanzamento di quella che lui chiama la magnifica orda, minaccia per l’occidente che tenta di opporsi disperatamente ma invano. Un’orda di guerrieri, spietati, assetati di sangue che si muovono all’unisono, componendo, con una moltitudine di corpi, i loro, un’unica bestia famelica ed insoddisfatta. Bramosa di conquiste e distruzioni. 

Dal tartaro “ordu”, orda significa tribù. In italiano la parola orda ha un’accezione negativa, identificando un’accozzaglia di uomini armati, caratterizzata dalla violenza e da un accentuato disordine e mancanza di disciplina. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Orda)

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Per Bertante l’orda è incarnata dall’avanzare di quella moltitudine di pensieri e modi di agire del nostro tempo che vanno via via demolendo, giorno dopo giorno la cultura occidentale, intesa come il nostro presente, la vita di tutti i giorni. L’orda di Bertante la ritroviamo nei gesti quotidiani di superficialità delle nostre istituzioni, nella poca attenzione odierna alla cultura, ai piccoli gesti di noncuranza che, a cadenza quotidiana, minacciano la nostra qualità di vita.

L’orda di Bertante è il decadimento della nostra società a partire dagli anni ‘80: una società che sembra destinata ad impoverirsi di valori senza che nessuno - ma chi è questo “nessuno” se non noi?- faccia il minimo gesto di contrastare questa tendenza.

«L’orda arriva, e da dove se non da noi stessi?»

E spazza via tutto. Lascia un deserto emozionale.

Un’orda potente e scintillante rappresentata, nel primo racconto di questo trittico, come un’invasione di barbari, impossibile da fermare; a cui soccombere avendo però coscienza che ciò sta accadendo. L’ineluttabilità della vincita dell’orda dona al racconto quel sentimento di rassegnazione dolce e accettazione magnanima di quello verrà. 

Perché l’orda non si fermerà davanti a nulla e a noi non rimarrà che attraversare l’orda e ricostruire con quello che sarà rimasto.

Questo piccolo libro, cinquantatre pagine (edito da il Saggiatore; disponibile online su laFeltrinelli e IBS), fa parte di una collana voluta e ideata da Alberto Mondadori nel 1958, ripresa oggi dal nipote: “Le silerchie”. Pensata, già allora per volumetti brevi, cartonati, con una realizzazione grafica e copertine colorate innovative.

Grazie ad un inaspettato regalo ho scoperto un autore, Alessandro Bertante.

La Magnifica Orda è un libro così singolare nel suo genere che leggendolo, mi è nata la curiosità di leggere “Nina dei Lupi” (disponibile online su laFeltrinelli e IBS), sempre di Alessandro Bertante. Libro dal nome accattivante, con una copertina invitante, che avrei, questo si, preferito e scelto in mezzo a tante altre in libreria ma che probabilmente, nessuno penserà di regalarmi.

AlessandraB

© 2012 - 2013 imieilibri.it


Alessandro Bertante vive a Milano è nato ad Alessandria nel 1969. Nel 2000 ha pubblicato il romanzo Malavida (Leoncavallo Libri), nel 2003 ha curato per la Piemme la raccolta di racconti 10 storie per la pace, nel 2005 è uscito il saggio Re Nudo (nda Press), nel 2007 il saggio Contro il '68 (Agenzia x), nel 2008 il romanzo Al Diavul (Marsilio), vincitore del Premio Chianti e del Premio città di Bobbio. Insegna alla naba ed è stato co-direttore artistico del festival letterario Officina Italia.

In una recente intervista  Alessandro Bertante commenta così il suo lavoro:

La magnifica Orda con tre movimenti narrativi diversi racconta una decadenza in atto. è un percorso lacerato e visionario nella modernità occidentale, nella sua memoria e nella sua mitologia in disfacimento. Nonostante sia breve, questo è un lavoro a cui tengo molto (fonte: affaritaliani.libero.it)

 

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