Tiziano Terzani: “una misura di umanità”

L'approfondimento...

Tiziano Terzani
“una misura di umanità”

Questo è il momento in cui, qualunque sia il ruolo, un uomo deve fare quel che è giusto e non quel che gli conviene”
(Tiziano Terzani, da “La fine è il mio inizio”)

Ci sono persone che vivono vite straordinarie, spinte da un’energia inarrestabile; persone che hanno girato il mondo per conoscere e condividere quanto visto, che hanno svolto il loro lavoro con passione genuina e qualità inarrivabile; persone che, quando se ne sono andate, hanno riempito il vuoto della loro assenza con quanto fatto nel corso della vita.

Tiziano Terzani è stato una di queste persone.

Nato a Firenze il 14 settembre 1938, Terzani vive un’infanzia di ristrettezze economiche che riscatta grazie alla sua intelligenza e alla predisposizione allo studio: dopo il diploma al liceo classico “Galileo” di Firenze, vince una borsa di studio per frequentare il corso di laurea in Giurisprudenza alla Scuola Normale di Pisa, dove si laurea con lode nel 1961.

Nello stesso periodo, sposa Angela Staude, fiorentina di origini tedesche, che sarà la sua compagna per tutta la vita.

Nel 1962 inizia a lavorare per la Olivetti e, in breve tempo, cura i corsi di formazione dell’azienda in giro per il mondo. Sono il contatto con il Giappone e il Sud Africa e la sua collaborazione con la rivista, diretta da Ferruccio Parri, “L’Astrolabio” a far nascere in lui la necessità di esplorare il mondo e scrivere.

Nel 1969 lascia la Olivetti e segue un Master in Affari internazionali alla Columbia University di New York, che gli permette di studiare la lingua cinese. Dopo altre collaborazioni con “L’Astrolabio” e con “Il Giorno”, all’inizio degli anni ’70 Terzani diventa corrispondente estero per il settimanale tedesco “Der Spiegel”, si trasferisce con la moglie e i figli a Singapore e segue da vicino la Guerra del Vietnam. Su questa guerra scrive i suoi due primi libri: “Pelle di Leopardo” e, una delle poche testimonianze dirette sulla presa di potere dei comunisti nel 1975, “Giai Phong! La liberazione di Saigon”.

Non si può parlare, scrivere di questa o di un'altra guerra, se non la si va a vedere, se non si è disposti a condividerne i rischi. ?Me lo dicevo andando al fronte, dopo due giorni passati a Saigon con gli addetti militari delle ambasciate, i portavoce dei comandi, con gli "esperti", a discutere di una guerra che rimaneva, per me, campata in aria, astratta, come non fosse fatta da uomini.?Mi pareva che andare alla guerra fosse necessario per capirla, fosse anche una forma di lealtà nei confronti di chi la combatte.?Non ho cambiato idea, ma ora che ci sono ho paura e ciò che mi fa più paura è accorgermi che questa guerra non la si può vivere che da una parte del fronte, diventando in un certo modo combattenti”
(da “Pelle di Leopardo”)

Nel 1979 si trasferisce a Pechino, per comprendere meglio la cultura cinese che l’ha sempre affascinato, iscrive i figli alla scuola pubblica cinese e viaggia attraverso le città e i paesi che non avevano mai accolto uno straniero.

Nel 1981 pubblica “Holocaust in Kamboscha”, libro che raccoglie le sue impressioni del viaggio in Cambogia, a Phnom Penh, dopo l’intervento vietnamita.

È il 1984 quando la Cina di Mao lo espelle per attività controrivoluzionarie; nel suo libro “La porta proibita” sono raccolti gli articoli, le considerazioni personali e le critiche al sistema maoista.

In un certo senso, la Cina è davvero un armadio pieno di scheletri, un paese ancora pieno di piccoli e grandi misteri, ed è ovvio che le autorità comuniste non vedano affatto di buon occhio che gli stranieri si mettano in viaggio e cerchino di girare liberamente come farebbero altrove. Da qui, la strategia di concentrare le attrazioni turistiche in pochi posti selezionati dai quali inviare autobus carichi di gente a visitare i templi più distanti, ma certo non i villaggi dove questi furono costruiti in origine”
(da “La porta proibita”)

Dal 1985 al 1990 vive tra Honk Kong e Tokyo e inizia diverse collaborazioni con quotidiani e riviste italiane, come “Corriere della Sera”, “La Repubblica” e “L’Espresso”, e con la radio e tv svizzera con Leonardo Manfrini.

Sempre attento alla situazione internazionale, nel 1992 pubblica “Buonanotte, Signor Lenin”, libro sul crollo dell’impero sovietico, che viene selezionato per il premio inglese per la letteratura di viaggio “Thomas Cook Award”.

La Storia non esiste. Il passato è solo uno strumento del presente e come tale è raccontato e semplificato per servire gli interessi di oggi”
(da “Buonanotte, Signor Lenin”)

Alla fine del 1992 Terzani ricorda una profezia del 1976: a Honk Kong un indovino cinese gli svela che nel 1993 avrebbe corso un forte rischio di morte e gli raccomanda di non prendere aerei o elicotteri.
Così lo scrittore passerà il 1993 muovendosi su terra o per mare.
Un indovino mi disse” (di cui potete leggere un “commento”), pubblicato nel 1995, è la cronaca di un anno passato a viaggiare in treno e in nave lungo tutta l'Asia: Laos, Thailandia, Birmania, Cina, Singapore, isole Malesi, Indocina, Cina, Mongolia, Russia. Con questo viaggio Terzani conosce la vera Asia, quella della gente.

Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l'amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare”
(da “Un indovino mi disse”)

Nel 1994 si trasferisce in India, esperienza di cui afferma: sono finito in India perché secondo me l'India è l'origine di tutto, è... è il punto di partenza di tutto [...]. L'India è ancora un paese dove il divino è nella quotidianità della gente, nei gesti” (dal film “Anam il Senzanome”).

Nel 1997 Terzani vince il “Premio Luigi Barzini all’inviato speciale” per la sua pluriennale esperienza sul campo; nello stesso anno gli viene diagnosticato un cancro.
Dopo gli attentati dell’11 settembre, nel 2002 pubblica
“Lettere contro la guerra”, in cui espone le sue idee nei confronti dell’intervento militare degli Stati Uniti in Afghanistan e in cui risponde alle invettive anti-islamiche della collega Oriana Fallaci.
Nessun editore di lingua anglosassone accetta di pubblicare il libro, a causa dei suoi contenuti forti.

Facciamo più quello che è giusto, invece di quello che ci conviene. Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi”
(da “Lettere contro la guerra”)

Nel 2004 esce l’ultimo libro scritto da Terzani “Un altro giro di giostra”, un lavoro che raccoglie gli ultimi viaggi dell’autore alla ricerca di una cura per il cancro, da New York al Tamil Nandu, fino all’Himalaya.

Una vita vissuta come uno straordinario viaggio alla ricerca di sé e della pace interiore, per curare la paura della morte.

Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso”
(da “Un altro giro di giostra”)

 

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