La letteratura danese in mostra

Il reportage...

La letteratura danese in mostra

Ancora pochi giorni di tempo per visitare la mostra sulla letteratura danese in Italia allestita presso la Biblioteca Nazionale Braidense di Milano - nell'ambito degli eventi del festival “Caffè Copenaghen” - e aperta al pubblico fino al 24 giugno.

Di seguito il racconto della cerimonia di inaugurazione – tenutasi lo scorso 24 maggio – e di ciò che di interessante quest'esposizione presenta.


“Un lungo corridoio stile “Shining” lungo circa mezzo chilometro”, questo nelle parole di Luca Scarlini è la sterminata ed elegantissima sala della Biblioteca Nazionale Braidense, con i suoi lussuosi lampadari e i libri che riempiono le pareti fino al soffitto.

Ma non è certo l'inquietudine a farla da padrona, quanto lo stupore, o qualcosa di simile.
Siamo in uno di quei posti pieni di storia, che fanno pensare alla letteratura e agli scrittori - sarà un'esagerazione? sarà giusto? - con una sorta di devozione.

In fondo alla sala, un tavolo dei relatori intorno al quale siedono lo stesso Scarlini, Bruno Berni, Massimo Ciaravolo, Andrea Meregalli e Camilla Stoskog, che illustrano brevemente i tratti salienti della mostra, legata a due ricorrenze importanti come il centenario della morte di Herman Bang e il cinquantenario di quella di Karen Blixen, oltre che al semestre di presidenza della Danimarca alla Comunità Europea.

Durante la conferenza di inaugurazione viene presentato il volume “Dai Gesta Danorum alla scena del crimine”, una raccolta di saggi cui si può guardare per rintracciare una bussola che permetta di orientarsi nel percorso espositivo qui allestito, particolarmente interessante dal punto di vista editoriale, in quanto permette di riflettere sulle influenze reciproche fra letteratura danese e italiana, e sui criteri – a volte spiegabili con esigenze di mercato, altre volte più oscuri – in base ai quali si decide di tradurre alcune opere o alcuni generi letterari piuttosto che altri.

Che cosa è arrivato della scrittura danese in Italia, in passato e oggi? Questo l'interrogativo al quale si è voluto dar risposta in un lavoro che gli studiosi coinvolti sono concordi nel definire come un'esperienza divertente, stimolante e, soprattutto, giocata in una dimensione collaborativa. 

A riempire il corridoio in tutta la sua lunghezza ci sono due file di teche in cui sono esposti libri danesi in traduzione italiana. Molti sono delle vere e proprie rarità, pezzi ambiti dai collezionisti, come le cinquecentine sulla storia di Uggeri il Danese, personaggio leggendario le cui imprese – contenute  nei “Gesta Danorum” e raccontate da Saxo Grammaticus – hanno avuto una forte influenza sullo sviluppo del poema cavalleresco italiano, che non a caso ne contiene diversi riferimenti, come fa notare Luca Scarlini.

Procedendo in un ideale percorso temporale e facendo un salto di alcuni secoli, troviamo i volumi del “Diario” di Søren Kierkegaard, in un'edizione curata da Cornelio Fabro e pubblicata da Morcelliana negli anni ottanta. Dello stesso autore, anche un'edizione Carabba datata 1910 di “In vino veritas”.

Nel corso del suo intervento Bruno Berni sottolinea poi una curiosità di non poco conto: mentre si tende a credere che l'esplosione del giallo nordico in Italia sia un fenomeno recente, alimentato dal successo dei romanzi svedesi di Stieg Larsson, a ben vedere è già durante la seconda guerra mondiale che questo genere di libri arriva nel nostro Paese, muovendo non dalla Svezia ma dalla Danimarca, con autori quali Carlo Andersen.

Allo stesso arco temporale (gli anni '30 e '40 del Novecento) appartiene anche la saga di “Bibi”, classico per l'infanzia di Karin Michaelis, che va a collocarsi in un settore – quello della narrativa per bambini, appunto – che secondo Berni resta, insieme alla poesia, piuttosto povero dal punto di vista delle opere in traduzione italiana provenienti dalla Danimarca, seppur con le dovute eccezioni rappresentate dalla straordinaria quantità di edizioni Hoepli delle “40 novelle” di Hans Christian Andersen.

A questo proposito, Luca Scarlini aggiunge che, stando ai suoi calcoli, la Biblioteca Braidense dovrebbe possederne circa 146 edizioni, tutte con copertine differenti (il che metteva a dura prova la vena creativa degli illustratori), perché la casa editrice milanese continuava a ripubblicarle a scadenze di circa cinque mesi le une dalle altre, e non si poteva pensare di vendere ai bambini due libri con la stessa copertina. Nell'attuale mercato editoriale, in cui la vita di un libro si esaurisce nel giro di due mesi, le novelle di Andersen continuano ad essere ancora pubblicate, da ben centotto anni, fa notare Berni: un caso editoriale unico nel suo genere.

A completare l'allestimento, inoltre, una serie di pannelli con frammenti delle opere in mostra, fra cui “La casa bianca” di Herman Bang e “Memorie dalla Torre Blu” di Leonora Christina Ulfeldt.

Francesca M

© 2012 imieilibri.it

 

 

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