Pordenonelegge 2010 – 18 settembre 2010 (2a parte)

Elisa M Postato da Elisa M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Pordenonelegge
Il reportage...

Lo scrittore Antonio PennacchiPremio Strega 2010 con il romanzo tra storia e memoria "Canale Mussolini", Antonio Pennacchi (nella foto a sinistra) dichiara di sentirsi ancora veneto, per quanto il suo accento sia inequivocabilmente romano. La sua storia, raccontata nel romanzo con cui ha vinto il più prestigioso premio letterario italiano, è la storia di molti: la storia di quelle famiglie che dal Veneto e dal Friuli emigrarono nelle paludi dell’Agro Pontino, terra inospitale e drammatica, per sopravvivere alle condizioni di estrema povertà dell’epoca. In un periodo in cui il fascismo rappresentava una scelta collettiva, e le sue colpe possono essere definite colpe dell’intera società (nessuno, ricorda l’autore, in Italia si oppose alle leggi razziali) la migrazione assume quasi un tono di conquista, ma anche in Italia i migranti incontreranno quell’intolleranza in cui si imbattono sempre. La bonifica dei territori paludosi diviene quasi simbolo di un trionfo, di una Venezia spostatasi al centro Italia e portatrice di progresso e di benessere, perché la felicità, ricorda l’autore, altri non è se non la condivisione di qualcosa.

Unica nostalgia, quella civiltà contadina, ormai persa nel passato.

 

il filosofo Salvatore Veca Altro incontro attesissimo, quello con il filosofo Salvatore Veca (nella foto a destra), invitato a presentare il suo, peraltro non semplice, libro Le parole della filosofia. Dizionario per una convivenza democratica. Al di là della politica, l’autore propone una serie di termini, giustizia, tolleranza, libertà, ma anche solitudine e speranza, restituendone l’interpretazione più consona in un contesto puramente democratico. Un’impresa difficile, in quanto alcuni concetti ritenuti immutabili dopo l’instaurazione delle democrazie, sono in serio pericolo, e i valori sono spesso soggetti alle mutazioni del contesto sociale. L’intolleranza e il razzismo sono tornati, la laicità dello stato sembra impossibile, giustizia globale e locale inevitabilmente si scontrano e la giustizia assume espressioni diverse in merito al luogo in cui è esercitata. Insomma, secondo Salvatore Veca gli ideali democratici sono in serio pericolo, ma in genere è la mancanza di qualcosa a farci capire la sua importanza.

 

Elisa M

(18 settembre 2010)

© 2010 imieilibri.it

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Vai al reportage del 17 settembre 2010

 


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