Pordenonelegge 2010 – 18 settembre 2010 (1a parte)

Elisa M Postato da Elisa M in Speciali > reportage
Questo reportage è relativo all'evento Pordenonelegge
Il reportage...

Sotto una pioggia incessante proseguono gli incontri di Pordenonelegge, il cui pubblico, a dispetto di ogni capriccio climatico, continua ad affollare con entusiasmo sale e teatri, ed è stato infatti in un Teatro Verdi tutto esaurito, che Eugenio Borgna (nella foto a destra), primario emerito di psichiatria dell’Ospedale Maggiore di Novara, ha regalato ai presenti l’eccezionale lectio magistralis dal titolo Le emozioni ferite, come il suo ultimo libro pubblicato da Feltrinelli.

Eugenio Borgna Grande conoscitore non solo delle patologie psichiatriche, ma soprattutto dell’interiorità e della complessità dei sentimenti umani, il professor Borgna ha parlato a lungo di quelle emozioni che sono proprie del nostro essere e, per quanto terribili o struggenti possano essere, sono e restano qualcosa di straorinario. Con una dolcezza trascinante, passando dai riferimenti filosofici, alla poesia, alla letteratura, citando Rilke, Emily Dickinson, Ovidio, Sant’Agostino, egli ha parlato non solo dell’importanza delle emozioni, ma dei momenti in cui esse dirompono, incontrollabili o, al contrario, vengono soffocate, e si trasformano in vuoto interiore. Ha parlato del dolore, al quale nessuno è estraneo perché appartiene alla vita umana, alla speranza nonostante tutto inestinguibile e capace di dare senso anche alla morte voluta, al filo della comunicazione che unisce gli esseri umani, e che spesso è fatto di silenzi, all’estremo esternarsi della follia, come accadde a Nietzsche e a Holderlin, i quali però proprio nel momento più tragico, per quel misterioso connubio tra follia e genialità, diedero il meglio di sè alla loro arte.  Ha parlato di emozioni a volte negative, ma che rappresentano l’espressione della natura umana, dei momenti di gioia, sfuggenti e impossibili da trattenere, della disperazione che a volte accompagna le giornate più belle, della difficoltà di capire la sofferenza, perché luogo accessibile solo a chi, a sua volta, ha sofferto.

il poeta serbo Bozidar StanisicLamento per Belgrado è un breve poema scritto nel 1956 dal poeta, romanziere e drammaturgo serbo Milos Crnjanski, pubblicato per la prima volta nel 1962 e mai tradotto in Italia fino ad oggi. L’opera di Crnjanski, dove si alterna uno stile modernista ad un più tradizionale modello epico/lirico, rappresenta quella cultura letteraria di Belgrado precedente alla dittatura comunista. Tradotto da Massimo Rizzante, che insieme al poeta serbo Bozidar Stanisic (nella foto a sinistra) l’ha presentata al pubblico di Pordenonelegge in un suggestivo reading a voci alterne tra serbo e italiano, il poema tocca il tema dell’esilio e della libertà, dell’impossibilità a cercare il proprio luogo ideale, della nostalgia e del desiderio del ritorno. Nei versi di Crnjanski è chiaramente percepibile il terrore verso il tempo che scorre e verso la morte, frammisti al disorientamento e al senso di vuoto propri della sua condizione di esiliato. Un vuoto che l’autore ha cercato di colmare con la poesia.

 

il filosofo Umberto GalimbertiNella sua bella lectio magistralis dal titolo I miti del nostro tempo, il filosofo Umberto Galimberti (nella foto a destra) ha smontato parecchie delle nostre convenzioni culturali/sociali, oltre a molto di quanto altri intellettuali hanno detto. Le nostre idee, afferma il filosofo, anche le migliori, spesso non sono altro se non il risultato di un’abitudine, ma talvolta si radicano al punto da trasformarsi in mito, e la nostra duplice natura, la prima egoriferita e la seconda legata alla specie cui apparteniamo, sono sempre conflittuali, causando gran parte dei comportamenti più inspiegabili. In realtà, la specie cui apparteniamo domina le nostre azioni fino alla morte, la quale altro non è che una conseguenza naturale, da cui non dovremmo nè cercare nè credere di allontanarci. La cosiddetta buona volontà è sempre determinate da un interesse, e l’intelligenza è invece soggettiva, orientata in diverse direzioni per ognuno di noi, elemento importante di cui il sistema di istruzione del nostro paese non tiene conto. Perché l’educazione e l’istruzione devono attrarre, affascinare, sedurre gli studenti, che in mancanza di questa forza seduttiva divengono psichicamente apatici, e non sanno più distinguere il bene dal male. Questa condizione, insieme alla mancanza di considerazione verso la morte, porta ad una presunta, ma inesatta, fragilità della natura umana, che in questo modo tende ad affidarsi ad un leader e finisce per essere manipolata facilmente dalle più subdole forme di potere. Un potere che, forte della corsa all’efficienza e all’abilità che hanno sostituito il valore umano, è così in grado di trasformare gli uomini in strumenti, capaci di eseguire qualsiasi azione ma senza comprenderne l’effetto.

Elisa M

(18 settembre 2010)

© 2010 imieilibri.it

(continua... con la 2a parte)

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